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Sicurezza del lavoro in ambienti confinati

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Scritto da Ambiente & Sicurezza il 15/09/2011

di Gianandrea Gino, Ingegnere esperto EHS Igienista industriale certificato ICFP. Consiglio Direttivo AIDII

Gli spazi confinati

I troppo numerosi eventi con conseguenze estreme che ogni anno riempiono le cronache e alcune importanti sentenze di condanna contribuiscono da tempo a tenere al centro dell’attenzione i cosiddetti spazi confinati.

L’analisi degli episodi mortali italiani tra il 2006 e il 2011 rivela un fenomeno trasversale dal punto di vista geografico (nord/ centro/ sud) e che il singolo evento iniziatore determina spesso conseguenze a ‘grappolo’ con la morte di più lavoratori, inclusi talvolta i soccorritori. 

di Gianandrea Gino, Ingegnere esperto EHS Igienista industriale certificato ICFP. Consiglio Direttivo AIDII

Gli spazi confinati

I troppo numerosi eventi con conseguenze estreme che ogni anno riempiono le cronache e alcune importanti sentenze di condanna contribuiscono da tempo a tenere al centro dell’attenzione i cosiddetti spazi confinati.

L’analisi degli episodi mortali italiani tra il 2006 e il 2011 rivela un fenomeno trasversale dal punto di vista geografico (nord/ centro/ sud) e che il singolo evento iniziatore determina spesso conseguenze a ‘grappolo’ con la morte di più lavoratori, inclusi talvolta i soccorritori.

Anche per questo il, da tempo annunciato, decreto per la regolamentazione specifica di tutte le cautele preventive e protettive necessarie è in dirittura di arrivo sulla Gazzetta Ufficiale.

Cosa sono

Una definizione omnicomprensiva di spazio confinato non c’è, e proprio questa difficoltà di identificazione dell’insieme degli ambiti pericolosi è fra le principali cause di rischio.

La loro conformazione è caratterizzata da dimensioni ridotte, oppure da aperture d’ingresso/ uscita ristrette in rapporto al volume, con ricambi d’aria limitati o nulli, che possono favorire o determinare carenza di ossigeno e/o l’afflusso/ ristagno di sostanze pericolose o asfissianti.

Gli spazi confinati non sono concepiti primariamente per l’accesso e la permanenza normale e continuativa di persone.

I contesti in cui si determinano sono estremamente diversificati, dalla raffineria con importanti competenze ‘chimico-industriali’ alla manutenzione di vasche e tini da fermentazione, anche artigianal-familiari, negli impianti di depurazione biologica, può risultare pericolosamente confinata la pulizia di recipienti e camerette ma anche l’accesso a luoghi “privati”, quali box e cantine.

La multiforme possibilità di occorrenza del pericolo, che in realtà solo un approccio superficiale può far definire “imprevedibile” è fra i motivi dell’inconsapevolezza con cui ci si espone allo stesso.

A volte i luoghi confinati non lo sembrano affatto o non lo sono costantemente ma possono diventarlo per effetto di una circostanza esterna. A causa di rischi sito-specifici, possono pericolosamente “trasformarsi” da luoghi di agevole e semplice accessibilità a trappole, vasche profonde anche a cielo aperto con presenza di materiale “putrescibile” sul fondo (atmosfera irrespirabile), macchinari in movimento o serbatoi in manutenzione (riduzione di spazi con rischi meccanici), impianti di alimentazione/intercettazione (rischio allagamento/annegamento).

Un semplice ma tipico esempio può essere costituito dai manufatti fognari di grandi dimensioni, di frequente ben rappresentati in film di azione per fogne, accessi non autorizzati o altre scenografie. Nella realtà, le condizioni di esercizio possono rapidamente deviare dalla “normalità” per cause che, pur non rientrando nel pieno controllo del gestore/responsabile, non possono definirsi “imprevedibili” come scarichi abusivi, sversamenti tossici accidentali, onde di piena per eventi meteo a monte, …

All’opposto lo stesso pericolo nasce dall’inosservanza delle regole di controllo e divieto di accesso all’interno di luoghi che contengono notoriamente e/o intenzionalmente atmosfere irrespirabili, come nei casi di violazione di procedure di bonifica, pulizia di vagoni, container e serbatoi, …

Come prevenire

Solo un censimento accompagnato da analisi preventiva di rischio ben condotta può costituire un robusto strumento prevenzione. L’identificazione preventiva dei luoghi confinati (ordinari e permanenti, accidentali, occulti o temporanei) costituisce un passaggio ineludibile per la gestione in sicurezza delle lavorazioni con la valutazione dei rischi (Risk Assessment).

È poi necessario coniugare la conoscenza consolidata delle indicazioni normative vigenti e delle buone prassi disponibili (ANSI/ASSE Z117.1-2009 «Safety requirements for confined spaces», HSE «Safe work in confined spaces», INRS «Les espaces confinés», SUVA «Sicurezza nei lavori all’interno di pozzi, fosse e canalizzazioni», con le esperienze acquisite in campo, che di certo non mancano.

Le procedure tipo con serie ed effettive misure per le emergenze devono tendere ad una gestione integrata ed efficace comprendendo:

  • le verifiche preventive e in corso d’opera da eseguire;
  • l’organizzazione delle fasi dell’attività;
  • lo sviluppo dei Permessi di Lavoro e la gestione delle non conformità con relativo feed-back;
  • la composizione quali-quantitativa della squadra;
  • le limitazioni operative imposte al contorno;
  • i DPI e le dotazioni aggiuntive.

 Gli appalti

Un co-fattore di rischio è costituito dagli appalti. Gli appaltanti o le stazioni in certi casi focalizzano l’attenzione sull’elaborazione di documenti preventivi che, lungi dal contenere gli elementi richiesti ad un “vero” Documento Unico di Valutazione dei Rischi di Interferenza, tendono a deresponsabilizzare l’appaltante stesso o impongono prescrizioni operative per sopperire alle carenze cognitive dell’appaltatore, senza valutare esaustivamente i rischi di interferenza (art. 26, comma 3, decreto legislativo 81/2008 ). Per agire su questo fronte è necessaria una seria verifica sostanziale dell’idoneità tecnico-professionale dell’appaltatore che deve assumere un carattere addirittura “specialistico” per tutte le attività a rischio aggravato come quelle nei luoghi confinati, su questo fronte sta intervenendo il legislatore con la decretazione attuativa del D.Lgs. n. 81/2008.

Le norme

Un approccio sostanziale e non formale sul tema avrebbe ragionevolmente consentito di gestire almeno i rischi da lavoro connessi con i luoghi confinati già con il D.P.R. n. 547/1955, da cui molti passaggi del odierno D.Lgs. n. 81/2008 sono ripresi( ).

Oggi il D.Lgs. n. 81/2008, per chi intendesse sul serio applicarlo a fondo, ha indubbiamente affrontato in modo più incisivo molti aspetti ed in particolare la formazione e addestramento.

L’atteso decreto, in gran parte già anticipato da circolari e indicazioni di buona tecnica, non potrà che consolidare il quadro, ma non basta. Al di là di ogni aspetto normativo, tecnico e procedurale, per quanto avanzato sia, occorre ricordare che gli strumenti ci sono e la consapevolezza dei soggetti più responsabili anche, ma permane una costante sottovalutazione del pericolo, arginabile solo con la diffusione della consapevolezza e la diffusione capillare e culturale della conoscenza di questo pericolo. 


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