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Sicurezza cantieri: il Coordinatore della sicurezza per l'esecuzione (CSE)

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Scritto da Ambiente & Sicurezza 14/11/2011

di Carmelo Catanoso, ingegnere, consulente aziendale

La figura del Coordinatore della sicurezza per l'esecuzione (CSE), già prevista dal D. Lgs. n. 494/1996 e riconfermata dal D. Lgs. n. 81/2008, è gravata da una serie di obblighi che si prestano a interpretazioni tendenti, perlopiù, a considerarla come il “garante della sicurezza in cantiere” anche se la direttiva 92/57/CEE non ha richiesto di creare un ulteriore livello di controllo, da affidare in esclusiva al CSE, sull'assolvimento degli obblighi propri delle imprese o dei lavoratori autonomi.

Il CSE è un tecnico che “progetta e dirige” la sicurezza, non può sostituirsi al datore di lavoro e ai suoi dirigenti e preposti e non ha alcun titolo per controllare le maestranze ma, soprattutto, non può essere ritenuto responsabile per inadempienze a obblighi di legge commesse da altri.

Il CSE deve verificare e non assicurare (non ha un obbligo di risultato ma di mezzi) l'osservanza e il rispetto, da parte di tutte le imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi presenti in cantiere, della corretta applicazione del PSC. Il legislatore, quindi, non ha chiesto la continua presenza del CSE in cantiere, perché i datori di lavoro delle imprese con i propri dirigenti e preposti, hanno e avranno sempre le loro responsabilità derivanti dalla normativa prevenzionale vigente, che non potranno essere “alleggerite” dalla presenza del CSE.

La funzione del CSE è prevalentemente indirizzata verso un'attività di monitoraggio e di verifica e, quando necessario, di richiesta di regolarizzazione (art. 92, comma 1, lettera e), D.Lgs. n. 81/2008), alle imprese e ai lavoratori autonomi, solo delle «inosservanze» alle disposizioni agli art. 94, 95, 96 e 97, comma 1, e alle prescrizioni del PSC di cui all’art. 100, D.Lgs. n. 81/2008.

È solo nei casi previsti dalla lettera f), art. 92, D.Lgs. n. 81/2008, e cioè in caso di «pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato», che il CSE acquista il potere, ma anche il dovere, di ordinare la sospensione delle singole lavorazioni alle imprese esecutrici e ai lavoratori autonomi coinvolti, fino all'avvenuta verifica della messa in atto degli adeguamenti necessari al ripristino delle condizioni di sicurezza in cantiere. Se questa situazione non si concretizza, l’attività del CSE non è richiesta in quanto, trattandosi di rischi propri dell’impresa, sono governati dalle norme prevenzionali vigenti.

Hanno rafforzato questa situazione due recenti sentenze della Suprema Corte (Cassazione Penale, sez. IV, 14 gennaio 2010, n. 1490, e la 13 maggio 2010, n. 18149), dove è stato ribadito il principio che <<la funzione di vigilanza del CSE è "alta" e non si confonde con quella operativa demandata al datore di lavoro ed alla figure che da esso ricevono poteri e doveri: il dirigente ed il preposto. Appare dunque chiara la rimarcata diversità di ruolo rispetto al datore di lavoro delle imprese esecutrici: un ruolo di vigilanza che riguarda la generale configurazione delle lavorazioni e non la puntuale stringente vigilanza, momento per momento, demandata alle figure operative (datore di lavoro, dirigente, preposto).>>


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