Rischi allergologici dall’utilizzo di profumi in ambienti chiusi

Rischi allergologici dall’utilizzo di profumi in ambienti chiusi

di Giuseppina Paolantonio per Wolters Kluwer Italia

 

IL FATTO 

In una normale azienda del terziario, all’interno di un piccolo ufficio occupato da tre persone, una dipendente apre la propria borsa e ne estrae un flacone di profumo, decidendo che sia giunto il momento di darsi una rinfrescata. Apre quindi il flacone ma, appena prima di agire, il telefono squilla richiamando la sua attenzione: il flacone viene dunque poggiato sulla scrivania. La telefonata da parte di una collega si fa più lunga del previsto e richiede la consultazione di alcuni documenti su cui l’impiegata stava lavorando poco prima: nella ricerca di uno di questi documenti, il flacone viene urtato e si rovescia, spargendo il suo contenuto sulla scrivania stessa.
L’effluvio firmato si diffonde rapidamente nel piccolo ambiente, saturandolo con note di vaniglia e agrumi; a nulla serve il tamponamento dello sversamento, l’aria è presto irrespirabile. I colleghi della sciagurata si allontanano rapidamente, ciò nonostante un’impiegata inizia a presentare affanno respiratorio e una tosse stizzosa, che peggiora rapidamente, e dopo 20 minuti viene condotta all’infermeria locale. Si decide di condurre la signora al più vicino Pronto Soccorso, ove le viene diagnosticata una reazione asmatica correlata all’inalazione delle sostanze chimiche contenute nel profumo accidentalmente sversato in ufficio; la prognosi complessiva è di 20 giorni.

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