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Eternit-bis: a Torino le prime due condanne

Dopo quasi dieci anni dall'inizio del primo processo Eternit giunge la prima condanna a carico di SchmidheinyDue soli casi di omicidio, su un totale di 258 può sembrare una cifra bassissima, ma in realtà estremamente significativa se si osserva che si tratta delle prime due sentenze su tale enorme massa di casi, in virtù di una dispersione di procedimenti causata dalla decisione del GUP di Torino in relazione a ciò che sarebbe dovuto essere il processo Eternit-bis

Si tratta del secondo maxiprocesso che avrebbe dovuto avere luogo a Torino, dopo la sentenza choc della Corte di Cassazione che, nel novembre del 2014, aveva dichiarato prescritto il reato di disastro ambientale doloso che costituiva la principale imputazione a carico dello stesso Schmidheiny (e di Jean-Louis de Cartier de Marchienne, morto però pochi giorni prima della sentenza di appello) nel quadro del primo processo Eternit. Apertosi nel dicembre 2009, tale processo aveva attirato l'attenzione mediatica planetaria nella sua qualità di primo grande dibattimento – a livello mondiale, per l'appunto – contro la «tragedia silenziosa» dell'amianto.

Tale secondo processo era stato dapprima sottoposto, nel 2015, al vaglio della Corte Costituzionale, la quale aveva stabilito che esso non violava il ne bis in idem. Indi però, nel novembre del 2016, il GUP torinese aveva stabilito che si dovesse procedere non a titolo di omicidio doloso, bensì a titolo di omicidio colposo. Tale nuova qualificazione giuridica, se – trattandosi pur sempre di omicidio – teneva lontana ogni ipotesi di prescrizione, causava però o smembramento del maxiprocesso. Non essendovi dolo non poteva infatti esservi continuazione di reato, e, senza di essa, restava competente per ciascun decesso il giudice del luogo in cui il decesso stesso si era verificato.

Poiché il maggior numero di morti si registrava ovviamente a Casale Monferrato, la competenza per la maggior parte dei casi si spostava sul Tribunale di Vercelli (erede del ruolo del soppresso tribunale che aveva sede nella stessa Casale). Per i morti dello stabilimento di Rubiera diveniva competente Reggio Emilia; per le vittime di Bagnoli subentrava la competenza del foro partenopeo, mentre Torino restava competente soltanto per i due morti dello stabilimento di Cavagnolo.

Per tali due decessi è stata ora pronunciata sentenza di condanna a quattro anni di reclusione a carico di Stéphan Schmidheiny, che era rimasto l'unico imputato già nel primo processo Eternit (l'altro, Jean-Louis Cartier de Marchienne, era morto pochi giorni prima della sentenza di appello). Ivi, Schmidheiny aveva dunque usufruito della sentenza che aveva dichiarato la prescrizione. In altre parole, dopo quasi dieci anni dall'inizio del primo processo Eternit giunge la prima condanna a carico di Schmidheiny.

Si tratta quindi di un momento topico nella lunga vicenda dell'amianto, anche perché, se è vero che a Torino è rimasta solo una piccolissima porzione dei casi Eternit-bis, è anche vero che si tratta pur sempre della sede pilota nella vicenda. Non è infatti per nulla casuale che la sentenza torinese giunga prima di quella di Vercelli, dove – come detto – si concentra di gran lunga la maggior parte dei reati ipotizzati. Di fatto, si è attesa la sentenza torinese per trarne ispirazione e non solo, dal momento che Vercelli non dispone di risorse e esperienza necessarie per gestire dimensioni e complessità di un simile procedimento, le cui indagini preliminari, del resto, sono state svolte a Torino. Proprio per tali ragioni, del resto, è facile ipotizzare che, approfittando del fatto che le due sedi si trovino nel medesimo distretto di corte d'appello, la Procura torinese fornisca anche risorse umane a Vercelli proprio come avvenne nei confronti di Ivrea in relazione al processo per l'amianto alla Olivetti (diversi non a caso sono tempi e rapporti in relazione ai processi di Reggio Emilia e di Napoli). Per queste e per altre ragioni, la sentenza torinese riveste una rilevanza ben superiore alla minima percentuale di casi totali della quale essa, dopo lo smembramento del processo Eternit-bis, ha avuto la possibilità di occuparsi.


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