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Il Quotidiano della Sicurezza

Brexit, aggiornata la lista delle sostanze registrate in Gran Bretagna

Il ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea, inizialmente previsto per il 30 marzo 2019 e tuttora oggetto di infinite trattative, interesserà le società che producono o utilizzano sostanze chimiche nel Regno Unito e nell'Unione: dopo l’uscita della UK dall’area economica UE potrebbero dunque risultare applicabili obblighi nuovi, o si può porre la necessità di compiere per tempo scelte di approvvigionamento differenti.

L’ECHA raccomanda continuamente alle imprese di proseguire i preparativi per la gestione della normativa sulle sostanze chimiche nell’ipotesi di un’uscita senza accordo che, dunque, implicherebbe un drastico cambiamento negli obblighi a carico di molte delle imprese situate nell’Unione e ricorda la sezione dedicata sul proprio portale, con un’utile sezione Questions and Answers, continuamente aggiornata.

È stata appena aggiornata la lista delle sostanze soggette agli obblighi dei regolamenti:

— REACh (registrazione, valutazione ed autorizzazione delle sostanze chimiche sul territorio europeo),

— CLP (classificazione, etichettatura e imballaggio dei prodotti chimici),

— PIC (consenso preliminare informato per l’esportazione fuori dall’Unione Europea di determinate sostanze pericolose)

— BPR (biocidi) commercializzate e, dunque, registrate esclusivamente da compagnie situate in UK.

Rispetto alla prima versione dello scorso febbraio attualmente contiene 947 sostanze chimiche, la cui fornitura ad aziende fuori dal Regno Unito è a rischio dopo la Brexit, specialmente, come è presumibile, in uno scenario senza il conseguimento di un accordo bilaterale. Per un’azienda nel territorio UE che è già nel ruolo di fabbricante o importatore, il dopo Brexit non dovrebbe modificare di molto lo stato delle cose. A questi ruoli sono infatti già conferite le principali responsabilità per la ricerca di informazioni sulle sostanze chimiche prodotto o importate e la loro registrazione presso l’Agenzia ECHA.

Un caso critico è invece quello di un’azienda membro di una registrazione congiunta con un dichiarante capofila con sede nel Regno Unito: anche gli utilizzatori a valle possono essere gravati da nuovi obblighi nel caso in cui il proprio fornitore sia un’azienda britannica, a meno che tale azienda decida di nominare un rappresentante esclusivo all’interno dell’Unione e di farsi dunque carico, prima della data di ritiro dello UK, delle procedure di registrazione e di eventuale elaborazione della CSA, nonché (eventualmente) di ottenere l’autorizzazione ai sensi del Titolo VII anche per gli utilizzi identificati a valle. Diversamente sarebbe opportuno attivarsi al più presto per trovare un nuovo fornitore situato all’interno dell’Unione Europea, oppure farsi carico direttamente degli obblighi prima adempiuti dal fornitore UK.

Una volta che il Regno Unito sarà fuori dall’Europa, le società nell’Unione dovranno inoltre notificare le loro esportazioni nel Regno Unito di sostanze pericolose disciplinate dal regolamento PIC entro 35 giorni dall’esportazione. L’ECHA chiarirà presto come trattare queste esportazioni durante il periodo immediatamente successivo al ritiro effettivo da parte del Regno Unito.


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