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Il Quotidiano della Sicurezza

Sicurezza delle ferrovie: attuata la direttiva 2016/798

Alcuni dei punti salienti del D.Lgs. 14 maggio 2019, n. 50, attuativo della direttiva 2016/798 in materia di sicurezza delle ferrovie, che entra in vigore il prossimo 16 giugno, sono un'applicazione a tutti i livelli dell'attività ferroviaria (ma non a tranvie e altro), una puntuale ridefinizione dei ruoli dei singoli soggetti e l'elencazione di una vasta serie di indicatori e metodi comuni di sicurezza.

Caratteristica precipua di tale decreto è il fatto che esso si applichi «all'intero sistema ferroviario, che è diviso in sottosistemi di natura strutturale e funzionale». Esso dunque riguarda «i requisiti di sicurezza del sistema nel suo complesso», e va quindi a interessare trasversalmente i gestori della rete, i gestori dell'esercizio, i proprietari dei rotabili e nonché altri soggetti titolari di doveri in materia, la cui molteplicità quasi atomizzata è stata messa in evidenza in circostanze tragiche quali la strage di Viareggio, della quale proprio questo mese cade il decimo anniversario (e non del tutto casuale potrebbe essere la tempistica prescelta per l'entrata in vigore del decreto in questione...). Per contro, il decreto non si applica a metropolitane, tranvie, ferrovie private e altri sistemi di trasporto non afferenti – se così si può dire – alla rete ferroviaria “principale e unitaria”.

Dopo un lungo elenco di definizioni contenuto nell'art. 3, l'art. 4 definisce il “ruolo dei vari soggetti del sistema ferroviario nello sviluppo e miglioramento della sicurezza ferroviaria”. Oltre che al Ministero delle Infrastrutture, particolarissimo spazio è dato alla ANSFISA, neonata Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali. Si tratta di un'evoluzione di competenze dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF), istituita nel 2007 in attuazione della Direttiva 2004/49/CE e che dal 1 gennaio di quest'anno ha assunto competenze anche nel settore stradale e autostradale. Poiché però siamo di fronte a un testo in materia ferroviaria, tale transizione non ha in queste sede alcuna rilevanza pratica: al contrario, è fondamentale concentrarsi sulla ridefinizione dei ruoli ferroviari contenuta, come detto, nell'art. 4.

Gli artt. 5 e 6 introducono rispettivamente i concetti di “indicatori comuni di sicurezza” nonché metodi e obiettivi comuni di sicurezza”, elementi fondamentali per il coordinamento di metodi e scopi dei Paesi membri secondo quanto imposto dall'art. 7 della Direttiva. Disposizioni dunque di natura precipuamente internazionale, cui si accostano per altro verso le disposizioni dell'art. 7 del decreto in materia di norme nazionali in materia di sicurezza. Evidente lo scopo di costruire un apparato normativo su due livelli: in primis, le norme comunitarie come ora ridefinite; a seguire, le norme nazionali in quanto applicabili. Requisiti per la residua applicabilità delle norme nazionali sono non soltanto la conformità al diritto dell'Unione, ma anche – si badi bene – il fatto che le norme in questione non diano luogo “a discriminazione arbitraria o a una dissimulata restrizione delle operazioni di trasporto ferroviario tra stati membri”. Sempre vivo, insomma, il timore che materie di carattere tecnico vengano strumentalizzate per scopi di carattere politico ed economico.

Amplissimo spazio viene dedicato dall'art. 8 ai sistemi di gestione della sicurezza, che rappresentano le modalità pratiche attraverso le quali vengono attuate le disposizioni del decreto. Dal punto di vista documentale, suggello dell'implementazione del sistema è invece il Certificato di Sicurezza Unico regolamentato dall'art. 9.

Tra le altre numerose disposizioni degne di rilievo, si segnalano le norme dell'art. 13 dedicate alla manutenzione dei veicoli. Si tratta infatti di norme che non solo presentano in sé un notevole interesse di carattere tecnico, ma ci ricordano come il sistema delineato da tale decreto abbia ad oggetto – come visto – tutti i livelli di gestione: rete, esercizio nonché – per l'appunto – materiale rotabile.

D.Lgs. 14 maggio 2019, n. 50 (GU 10 giugno 2019 n. 134)


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