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La patrimonializzazione della sicurezza attraverso la formazione continua efficace e sistemica

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Scritto da Ambiente & Sicurezza 13/10/2011

di Mario Gallo, professore a contratto di Diritto del Lavoro nell’Università degli Studi di Cassino

Nel processo evolutivo della disciplina sulla salute e sicurezza del lavoro la formazione dei lavoratori e delle altre figure della prevenzione ha occupato sempre più un ruolo prioritario; infatti, con l’avvento del D.Lgs. n. 81/2008 il legislatore, nel plasmare il modello partecipativo della sicurezza attiva, ha agito su due precise direttrici strategiche. La prima è basata sul concetto di efficacia della formazione in termini di reale modifica degli atteggiamenti e di patrimonializzazione delle competenze dei vari soggetti destinatari; per conseguire questi obiettivi il meccanismo formativo è stato così riadattato ancorando i valori della sufficienza e dell’adeguatezza del processo educativo ai contenuti di un accordo tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome che, a breve, dovrebbe regolamentare la durata, i contenuti minimi e le modalità didattiche-esecutive (art. 37, commi 1 e 2). L’altra direttrice, invece, è fondata su un approccio sistemico alla formazione, tutti i soggetti del sistema aziendale che collaborano a qualsiasi titolo devono essere specificamente formati e possono collettivamente assicurare migliori condizioni di salute e di sicurezza. Inoltre, per produrre questo risultato, quindi, non è sufficiente formare solo i lavoratori e le altre figure “istituzionali” (come RSPP, ASPP e RLS), ma è necessario che la stessa sia assicurata anche ai dirigenti e i preposti (capi reparto, i capi squadra ecc.) che sono chiamati rispettivamente a dirigere e sovrintendere le diverse attività lavorative e che, per questa ragione devono disporre di specifiche competenze per comprendere i rischi e adottare le necessarie misure tecniche–organizzative d’intervento, diventando così loro stessi come i lavoratori degli agenti formativi.

“Efficacia” e “approccio sistemico” sono, quindi, i pilastri della riformata obbligazione formativa del datore di lavoro che sono coniugati armonicamente con la previsione della collaborazione con gli organismi paritetici (art. 37, comma 12) e che, al tempo stesso, hanno trasformato la logica classica della formazione episodica “individualistica” in quella assolutamente innovativa della formazione continua alimentata da un moto “perpetuo” in base al quale gli agenti formativi (lavoratori, dirigenti, preposti ecc.) in ogni ora della giornata e tutti i giorni si confrontano, condividono esperienze e si scambiano reciprocamente le proprie competenze realizzando così quella patrimonializzazione dei valori della sicurezza a livello aziendale, così fortemente voluta dal legislatore, che oggi rappresenta la via maestra per un’effettiva azione di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.


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