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La 'nuova' formazione per i datori di lavoro-RSPP

Ambiente_Sicurezza
Scritto da Ambiente & Sicurezza il 14/11/2011

di Franco Mugliari, formatore

L’accordo di Conferenza Stato-Regioni, ormai di imminente emanazione, dovrebbe riproporre un obbligo già previsto dal D.Lgs. n. 626/1994 e regolamentato dal D.M. 16 gennaio 1997.È opportuno sottolineare che il datore di lavoro, già oggi, se intende farlo, può svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione (SPP) alle condizioni poste dall’art. 34, D.Lgs. n. 81/2008, con i limiti dimensionali indicati dall’Allegato II al D.Lgs. n. 81/2008, e che non svolga un’attività ricompresa tra quelle indicate dall’art. 31, comma 6, D.Lgs. n. 81/2008.
 

di Franco Mugliari, formatore

L’accordo di Conferenza Stato-Regioni, ormai di imminente emanazione, dovrebbe riproporre un obbligo già previsto dal D.Lgs. n. 626/1994 e regolamentato dal D.M. 16 gennaio 1997.È opportuno sottolineare che il datore di lavoro, già oggi, se intende farlo, può svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione (SPP) alle condizioni poste dall’art. 34, D.Lgs. n. 81/2008, con i limiti dimensionali indicati dall’Allegato II al D.Lgs. n. 81/2008, e che non svolga un’attività ricompresa tra quelle indicate dall’art. 31, comma 6, D.Lgs. n. 81/2008.

È una previsione, questa, alla quale hanno fatto ricorso molti piccoli imprenditori e che, insieme alla possibilità offerta di ricorrere all’autocertificazione sull’effettuazione della valutazione dei rischi (ipotesi che scadrà il 30 giugno 2012), ha semplificato la vita a molti datori di lavoro di piccole aziende evitando agli stessi di fare ricorso alla nomina di responsabili dei SPP interni o esterni all’azienda. Quello che il D.Lgs. n. 81/2008 ha rivisto riguarda la durata e la qualità dei corsi di formazione per i datori di lavoro senza dimenticare che, peraltro, ai sensi del D.Lgs. n. 626/1994 e regolamentati dal D.M. 16 gennaio 1997, i corsi frequentati manterranno la loro validità anche successivamente all’entrata in vigore del nuovo accordo e che quello che sarà imposto come una effettiva novità sarà, quindi, sostanzialmente, solo l’obbligo di frequentare corsi quinquennali di aggiornamento (in concreto 1 o 2 giornate ogni 5 anni). Importante è la precisazione contenuta nell’accordo (in premessa) che dovrebbe affermare (questione dibattuta in passato) che il corso non ricomprenderà la formazione necessaria per svolgere i compiti relativi all’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio e di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza. Per questa formazione sarà fatto un rimando alle disposizioni indicate all’art. 37, comma 9; e agli art. 45, comma 2, e 46, comma 3, lettera b), e comma 4, D.Lgs. n. 81/2008. L’accordo dovrebbe individuare in primo luogo i soggetti formatori pubblici e privati ai quali potrà essere affidata l’organizzazione e la gestione dei corsi di formazione e di aggiornamento per i datori di lavoro che sono elencati e le caratteristiche dei formatori che dovranno dimostrare di possedereun’esperienza almeno triennale di insegnamento o professionale in materia di salute e di sicurezza sul lavoro. Metodologia didattica, utilizzo parziale di metodologie e-learning (formazione a distanza), numero massimo di assenze ai fini del rilascio dell’attestato di frequenza, numero di allievi per classe e modalità per la verifica di apprendimento, sono oggetto di regolamentazione specifica contenuta nell’accordo.

Com’era prevedibile la parte più problematica e controversa riguarderà la durata dei corsi che il legislatore ha voluto fra le 16 e le 48 ore in funzione della natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro, delle modalità di organizzazione del lavoro e delle attività lavorative svolte. L’accordo, nel rispetto di questo precetto, dovrebbe diversificare la durata della formazione in relazione al settore economico di appartenenza (sulla base del codice ATECO attribuito) in:

  • 16 ore per aziende a rischio “basso” (attività commerciali, professionali e di consulenza, ristorazione ecc.);
  • 32 ore per aziende a rischio “medio” (agricoltura, trasporti, pubblica amministrazione ecc.);
  • 48 ore per quelle a rischio “alto” (costruzioni, attività manifatturiere, energia, sanità ecc.).

I percorsi formativi devono prevedere, quale contenuto minimo, un modulo giuridico–normativo, un modulo gestionale sull’organizzazione della sicurezza, un modulo tecnico per l’individuazione e la valutazione dei rischi e, infine, un modulo relazionale relativo alla formazione e alla consultazione dei lavoratori.

L’aggiornamento avrà periodicità quinquennale (cinque anni a decorrere dalla data di pubblicazione del prossimo accordo) e durata modulata in relazione ai tre livelli di rischio in 8, 12 e 16 ore (quantità che sembrerebbe destinata a essere ritoccata verso il basso di un paio d’ore).

Riconoscimento di crediti formativi, disposizioni transitorie e una precisazione sul termine entro il quale frequentare il corso in caso di inizio di nuova attività completeranno il testo dell’accordo la cui entrata in vigore era già prevista per il mese di maggio 2009. 


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