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Quali sono le cause delle malattie professionali?
Autore Messaggio
alessandra_loi Offline
Team 3M

Messaggi: 138
Registrato: Apr 2012
Messaggio: #1
Question Quali sono le cause delle malattie professionali?
Huh

Ciao a tutti,

navigando su internet ho trovato vari articoli inerenti al fenomeno delle patologie da lavoro, o malattie professionali.
Ad oggi, leggevo, che pervengono all'INAIL circa 30.000 denunce ufficiali ogni anno ma che in realtà il numero potrebbe rivelarsi nettamente superiore! Inoltre tale sottostima sembra essere più evidente per quanto riguarda le lavoratrici...


Mi domandavo dunque quali fossero le probabili cause di tale fenomeno: la precarietà del lavoro dei nostri giorni rappresenta una minaccia al diritto di ogni individuo di lavorare in un ambiente sicuro...questo dunque comporta una scarsa qualità della sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro?
15/01/2013 03:27 PM
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alessandra_loi Offline
Team 3M

Messaggi: 138
Registrato: Apr 2012
Messaggio: #2
RE: Quali sono le cause delle malattie professionali?
Exclamation

Vorrei condividere il seguente articolo:

Sicurezza sul lavoro. Il Rapporto delle Regioni: "In tre anni 166mila violazioni"

all'interno del quale vi è un passaggio legato proprio alla tematica delle malattie professionali che non sembra debbano essere sempre ricondotte ad un peggioramento delle condizioni di igiene del lavoro...
03/04/2013 08:58 AM
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salvatore_giordano Offline
Member

Messaggi: 7
Registrato: Feb 2013
Messaggio: #3
RE: Quali sono le cause delle malattie professionali?
Prima di analizzare le cause delle malattie professionali riteniamo sia importante analizzare il contesto, la realtà delle aziende, che in parte ancora oggi “subiscono” la gestione della sicurezza.

La sicurezza non è un costo (anche per definizione di legge) è un elemento essenziale del lavoro, un investimento imprescindibile per la produttività nel rispetto delle tutele di garanzia per i lavoratori, conseguentemente per l’ambiente e per la qualità. Per l’imprenditore, l’obiettivo principale da raggiungere è quello di un buon risultato produttivo attraverso la razionalizzazione del processo di lavoro che lui definisce e controlla. Tuttavia, non è detto che il suddetto processo di lavoro tenga conto delle implicazioni richieste dagli obblighi delle norme di sicurezza per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori che partecipano alla realizzazione dello stesso processo.

E’ pertanto evidente la necessità di definire specifiche di natura tecnica, organizzativa e procedurale allo scopo di far modificare dal datore di lavoro, se necessario, le procedure di lavoro da lui definite e/o dai suoi collaboratori, dirigenti e preposti. Queste specifiche, nel caso della sicurezza e della tutela della salute durante le lavorazioni, sono formulate tenendo conto delle norme di legge nel merito e delle buone prassi consolidate nel tempo.
Il problema prioritario che si dovevano e dovranno ancora porsi le aziende, è quello di individuare tutti gli strumenti necessari per sviluppare una propria cultura della sicurezza.

In caso contrario, il rischio è quello che qualunque tipo d’intervento rischia di diventare praticamente inutile se nell’azienda si continuerà a intendere il ruolo del Servizio di Prevenzione e Protezione e del relativo Responsabile quale quello di:

1. produttore di carte, cioè, fabbricante di documenti da tenere nel cassetto e da esibire a richiesta all'ente di vigilanza;
2. esperto normo-tecnico, esclusivo contenitore delle norme di legge e delle procedure tecniche;
3. negoziatore del conflitto interno per le tematiche della sicurezza sul lavoro;
4. negoziatore del conflitto esterno (azienda-organi di vigilanza), per le tematiche della sicurezza sul lavoro;
5. filtro per il datore di lavoro, riguardo alle specifiche informazioni e le pressioni ambientali provenienti dall'esterno;
6. instancabile produttore di evidenze documentali.


Le aziende dovranno cominciare a comprendere e accettare che il ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, è quello di:

 far percepire e comprendere il problema sicurezza nella sua globalità;
 favorire la ricerca, all'interno dell'azienda, delle competenze necessarie per risolvere i problemi;
 favorire l'integrazione delle diverse competenze presenti in azienda;
 contribuire all'attivazione di un processo di crescita professionale dei soggetti coinvolti;
 favorire i processi di comunicazione per la prevenzione e la protezione dai rischi;
 coinvolgere il personale nelle attività organizzative e gestionali per la prevenzione e la protezione dai rischi;
 contribuire alla motivazione del personale.

Solo così sarà possibile ottenere, realmente, l'integrazione delle attività per la prevenzione e la protezione dai rischi nel sistema di normale gestione aziendale. In parallelo, però, è necessario che si attui una serie di azioni in grado di incidere sui comportamenti dei vari elementi dell’azienda e far percepire che la sicurezza sul lavoro non è un costo ma un investimento che produce un ritorno, anche nel breve periodo.

Si dovrà puntare sull'impegno etico che l'azienda assume per tutelare l'integrità psico-fisica del suo personale, sulla possibilità d'incidere su tutti quegli aspetti che influenzano negativamente il funzionamento dell'impresa (assenteismo, conflittualità, turn-over, demotivazione, e certezza del rispetto delle regole uguali per tutti senza alcun eccezione ecc.).

È importante anche considerare le ricadute positive che gli investimenti prevenzionali possono portare all’azienda, sotto il profilo della qualità specialmente se spendibili in termini d'immagine e di reputazione e di differenziale positivo nell'acquisizione di nuovi clienti e nel mantenimento degli attuali.






In conclusione, la sicurezza sul lavoro è un problema che:

 non potrà mai essere risolto in modo definitivo ma che può e deve, comunque, essere contenuto e controllato attraverso l'attuazione di un'adeguata strategia che deve vedere coinvolti tutti gli attori (non certo i soli componenti del Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi);

 comprende diverse variabili (giuridiche, tecniche, economiche, organizzative ecc.) e, quindi, qualunque tipo d'intervento non può assolutamente trascurare nessuna di queste componenti, pena l'inefficacia dell'intervento stesso;

 non permette l'applicazione di modelli prefabbricati buoni per ogni occasione, ma deve sempre essere considerata la specificità di ogni settore industriale, compresa la relativa filiera.

Riteniamo che alla base di tutto vi sia quanto su esposto, con l’ulteriore considerazione che il progresso tecnologico porta allo sviluppo di nuovi processi produttivi che seppur monitorati sotto il profilo della sicurezza , della tutela della salute, solo dopo il verificarsi degli eventi ( in numero ripetitivo e su basi statistiche come per le assicurazioni infortuni, vita) sono monitorati dagli studi di medicina del lavoro e si possono avere dati scientifici che delineano nuovi fattori di rischio di malattie professionali.
Oggi, a quasi venti anni dal divieto dal D.M. 06.09.1994 relativo all’amianto, sappiamo che avremo comunque un incremento nel numero di malati per esposizione a polveri d’amianto e nel numero di decessi, e così anche per ipoacusia, sindrome di raynaud, silicosi, ecc.
Riteniamo quindi che in un mercato altamente competitivo come quello odierno e in tempi di crisi profonda come quelli che stiamo vivendo, la conseguente riduzione dei costi si riversi principalmente sulla sicurezza, facendo leva sui timori del personale e sull’incertezza del posto di lavoro.

Il D.L. 626/94 portò una nuova concezione della sicurezza in azienda, richiedendo la valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro, ma soprattutto un cambio nella mentalità che investe tutta la sua organizzazione di lavoro; si è passati quindi da una sicurezza “prescrittiva” D.P.R. 547/55 e quindi statica, ad una mentalità dinamica, richiedendo al datore di lavoro di adeguarsi alla realtà produttiva,di processo tecnologico, e di interazione con il SPP che implica anche la parte sanitaria, ancora oggi molte volte disattesa.
05/04/2013 09:21 AM
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alessandra_loi Offline
Team 3M

Messaggi: 138
Registrato: Apr 2012
Messaggio: #4
RE: Quali sono le cause delle malattie professionali?
Big Grin

Salvatore ti ringrazio molto per il tuo dettagliato commento. Incisiva l'affermazione riportata: "La sicurezza non è un costo.... un investimento imprescindibile per la produttività....".
Sono sicura che il tuo post sarà apprezzato anche da tutti gli altri membri!

Ciao!
08/04/2013 01:10 PM
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