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Il D.P.R. n. 177/2011: ambienti sospetti d’inquinamento o confinati

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Scritto da Ambiente & Sicurezza 08/11/2011

di Carmelo G. Catanoso, ingegnere, consulente aziendale

Finalmente, dopo più di tre mesi dalla sua approvazione in Consiglio dei Ministri e a quasi due dalla firma del Presidente della Repubblica, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 novembre 2011, n. 260, il D.P.R. n. 177/2011, «Regolamento per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti d’inquinamento o confinati». È necessario ricordare che negli ultimi sei anni erano accaduti circa 20 eventi con più di 40 morti in ambienti sospetti d’inquinamento o confinati (gli ultimi due in provincia di Napoli nei primi giorni di novembre).

Il provvedimento ha disciplinato il sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi chiamati a operare in tutti quegli ambienti sospetti d’inquinamento o confinati citati dagli artt. 66 e 121, D.Lgs. n. 81/2008, e al punto 3, Allegato IV.

Per quanto riguarda la verifica dell’idoneità professionale, fermi restando i requisiti generali di qualificazione e le procedure di sicurezza di cui agli artt. 2 e 3, restano applicabili i criteri prescritti dall'art. 26, comma 1, lettera a), D.Lgs. n. 81/2008.

È importante ricordare che il nuovo regolamento non ha previsto eccezioni alcune, anche per le aziende che, invece di affidare i lavori in ambienti sospetti d’inquinamento o confinati a imprese esterne o lavoratori autonomi, effettuano con il proprio personale dipendente questi interventi.

Tra le dimenticanze del legislatore è opportuno segnalare che, così come strutturato, il D.P.R. n. 177/2011, facendo sempre riferimento a un committente che è anche datore di lavoro, ha lasciato fuori dal campo d’applicazione tutti le attività lavorative che devono essere svolgete in ambienti sospetti d’inquinamento o confinati dove i committenti non sono datori di lavoro ma privati cittadini.

I requisiti minimi che devono essere posseduti dalle imprese e dai lavoratori autonomi sono stati indicati all’art. 2 e hanno riguardato aspetti prettamente normativi (applicazione integrale delle norme vigenti anche per imprese familiari e lavoratori autonomi), organizzativi (almeno il 30% del personale impiegato e il preposto con esperienza specifica triennale e contratto a tempo determinato o altre forme ma certificate ai sensi del D.Lgs. n. 276/2003), strumentali (possesso di DPI, di attrezzature di lavoro idonee, di strumenti di misura inquinanti/O2 e relativo addestramento all’uso), formativi (addestramento e formazione specifica), contributivi (DURC) e contrattuali (applicazione della parte economica e normativa della contrattazione collettiva di settore).

Per i subappalti, il nuovo regolamento ha precisato che:

  • non è ammesso il ricorso a subappalti, se non autorizzati espressamente dal datore di lavoro committente e certificati ai sensi del Titolo VIII, Capo I, D.Lgs. n. 276/2003;
  • le disposizioni si applicano anche nei riguardi delle imprese o dei lavoratori autonomi ai quali le lavorazioni siano subappaltate.

Il regolamento, all’art. 3, ha richiesto espressamente l’adozione di una serie di procedure di lavoro essenziali per garantire l’esecuzione in sicurezza delle attività lavorative all’interno di ambienti sospetti d’inquinamento o confinati (per esempio, i permessi di lavoro) e la preventiva informazione, da parte del datore di lavoro committente e prima dell’accesso negli stessi, di tutti i lavoratori dell’impresa appaltatrice, compreso il datore di lavoro dove impiegato nelle medesime attività, o i lavoratori autonomi, riguardo:

  • le caratteristiche dei luoghi in cui sono chiamati a operare;
  • tutti i rischi esistenti negli ambienti, compresi quelli derivanti dai precedenti utilizzi degli ambienti di lavoro;
  • le misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività.

Il committente, infine, dovrà individuare un proprio rappresentante, con esperienza triennale specifica, adeguatamente addestrato, a conoscenza dei rischi presenti nei luoghi in cui sono svolte le attività lavorative, che vigili in funzione di indirizzo e di coordinamento delle attività svolte dai lavoratori impiegati dall’impresa appaltatrice o dai lavoratori autonomi e per limitare il rischio da interferenza di queste lavorazioni con quelle del personale impiegato dal datore di lavoro committente.


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