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Ci si deve proteggere quando si lavora il legno?

claudio_galbiati
Scritto da Claudio Galbiati il 09/05/2011

Ebbene sì! Anche se è un materiale naturale la polvere di legno può provocare problemi alla salute, soprattutto alle vie respiratorie. Anche la legislazione prende in considerazione la protezione da polveri di legno, troviamo ribadito nel Decreto n.81 quanto già consolidato per questo rischio dalla Conferenza Regioni Province 2002 nelle Linee guida Titolo VII Esposizione Legno duro.

In dettaglio vengono ripresi i limiti di esposizione, molto bassi (Polvere non cancerogena e non allergeniche: 1mg/m3 - frazione inalabile - e Polvere di legno duri: 0,5mg/m3 ), sottolineando così come alcuni legni duri (in particolare betulla, mogano, teak, noce di cocco, faggio, quercia) sono cancerogeni o sospetti tali; imponendo alle aziende che li utilizzano una particolare tutela dei lavoratori esposti (c’è anche la sorveglianza sanitaria obbligatoria) e la fornitura di idonei dispositivi di protezione individuale.

Ebbene sì! Anche se è un materiale naturale la polvere di legno può provocare problemi alla salute, soprattutto alle vie respiratorie. Anche la legislazione prende in considerazione la protezione da polveri di legno, troviamo ribadito nel Decreto n.81 quanto già consolidato per questo rischio dalla Conferenza Regioni Province 2002 nelle Linee guida Titolo VII Esposizione Legno duro.

In dettaglio vengono ripresi i limiti di esposizione, molto bassi (Polvere non cancerogena e non allergeniche: 1mg/m3 - frazione inalabile - e Polvere di legno duri: 0,5mg/m3 ), sottolineando così come alcuni legni duri (in particolare betulla, mogano, teak, noce di cocco, faggio, quercia) sono cancerogeni o sospetti tali; imponendo alle aziende che li utilizzano una particolare tutela dei lavoratori esposti (c’è anche la sorveglianza sanitaria obbligatoria) e la fornitura di idonei dispositivi di protezione individuale.

Questo è solo un esempio di uno dei rischi presenti nella lavorazione del legno, non dobbiamo dimenticare anche la protezione da rumore, per il quale deve essere usato sempre un’idonea protezione uditiva (cuffie o tappi), perchè le attrezzature utilizzate superano spesso gli 85dB(A) in uso.

Tra tutte le misure adottate devono essere privilegiate quelle destinate alla protezione collettiva ed al contenimento del rischio.
La scelta dei dpi ha due momenti obbligati: il primo legato alle caratteristiche di protezione ed il secondo legato a valutazioni sull'ergonomia e di accettazione da parte dell'utilizzatore. Per il primo aspetto la legislazione e la normativa tecnica delineano in modo preciso i requisiti dei dpi, mentre all‘aspetto ergonomico e merceologico devono essere svolte analisi caso per caso, facendo provare il dpi.
Va ricordato che dopo la scelta del DPI il passo seguente è informare i lavoratori e formarli all’uso (Art. 184 Decreto n.81/2008): “Nell'ambito degli obblighi di cui agli articoli 36 e 37, il datore di lavoro provvede affinché i lavoratori esposti a rischi derivanti da agenti fisici sul luogo di lavoro e i loro rappresentanti vengano informati e formati [...]”. Questo è obbligatorio per tutti i DPI di terza categoria (es: i respiratori/mascherina) e per gli otoprotettori; per questi ultimi i contenuti dei corsi sono ben chiari nel DM 2 maggio 2001.

Per riassumere va ricordato come in presenza di polveri di legno, come prima precauzione, si dovrebbe utilizzare un respiratore certificato in classe FFP2 con marcatura CE come DPI (terza categoria) e non la mascherina di carta, indicando la scelta nella valutazione dei rischi.

L’importanza dell’uso corretto (indossamento, verifica dell’efficacia e sostituzione) riveste un ruolo fondamentale ed è argomento della formazione obbligatoria per i lavoratori.

Ricordando, infine, che la scelta del DPI idoneo deve essere fatta a seguito del processo di valutazione dei rischi, così come delineato in precedenza e devono sempre essere seguite le istruzioni d’uso allegate al prodotto.

 

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