Community Sicurezza - La sicurezza si condivide in rete

Articoli e Approfondimenti

Nelle aziende in regime di autocertificazione è sufficiente solo l’autocertificazione della valutazione dei rischi?

anna_guardavilla
Scritto da Anna Guardavilla il 17/11/2011

Si riscontra nella pratica che a volte i datori di lavoro delle aziende in regime di autocertificazione non redigono un vero e proprio documento di valutazione dei rischi bensì si limitano ad autocertificare l’avvenuta effettuazione della stessa.

L’illegittimità di questa prassi, o in ogni caso l’insufficienza rispetto a quanto richiesto dalla legge, è sancita ora dalla recente sentenza della Terza Sezione Penale della Cassazione n. 23968 del 15 giugno 2011 che ha esplicitato in maniera ormai inequivocabile che la prassi di non redigere il documento di valutazione dei rischi nelle aziende in regime di autocertificazione rappresenta una prassi contra legem da parte del datore di lavoro. 

Si riscontra nella pratica che a volte i datori di lavoro delle aziende in regime di autocertificazione non redigono un vero e proprio documento di valutazione dei rischi bensì si limitano ad autocertificare l’avvenuta effettuazione della stessa.

L’illegittimità di questa prassi, o in ogni caso l’insufficienza rispetto a quanto richiesto dalla legge, è sancita ora dalla recente sentenza della Terza Sezione Penale della Cassazione n. 23968 del 15 giugno 2011 che ha esplicitato in maniera ormai inequivocabile che la prassi di non redigere il documento di valutazione dei rischi nelle aziende in regime di autocertificazione rappresenta una prassi contra legem da parte del datore di lavoro.

Come si legge nella pronuncia citata che ha condannato un datore di lavoro (che si era limitato ad autocertificare la VR) per omessa elaborazione del DVR, infatti, “il comma 11 dell'art. 4 cit. [dell’abrogato D.Lgs. 626/94, ora - in via di continuità normativa - art. 29 D.Lgs. 81/08] prevedeva effettivamente che il datore di lavoro delle aziende che occupassero fino a dieci addetti non era soggetto agli obblighi di cui ai commi 2 e 3 e quindi era esonerato, in particolare, dal predisporre e tenere il documento di valutazione dei rischi nel contenuto di cui al secondo comma; documento questo più complesso perché doveva contenere una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro, nella quale sono specificati i criteri adottati per la valutazione stessa; l'individuazione delle misure di prevenzione e di protezione e dei dispositivi di protezione individuale, conseguente alla valutazione suddetta; il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza. Ma ciò non esonerava anche il datore di lavoro dal predisporre e tenere il documento di valutazione dei rischi nel contenuto meno analitico di cui al comma 1; documento che doveva comunque contenere la valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro. L'obbligo di valutazione dei rischi e di elaborazione del relativo documento è ora confermato dal D.Lgs. n. 81 del 2008, artt. 17 e 28 ed il successivo art. 29, comma 5, prevede parimenti modalità semplificate di adempimento di tale obbligo per i datori di lavoro che occupano fino a dieci dipendenti. C'è quindi continuità normativa con conseguente esclusione dell'abolitio criminis per effetto dell'abrogazione della disposizione recante l'incolpazione.”

Dunque è importante a mio parere che venga tenuto presente nell’attività consulenziale che l’esonero previsto dal regime dell’autocertificazione ha ad oggetto solo ed esclusivamente i contenuti tassativi previsti dall’art. 28 comma 2 lettere a) e seguenti, ma non riguarda l’elaborazione del documento di valutazione dei rischi in sé e per sé che deve essere obbligatoriamente elaborato, come dimostrato dalla sentenza citata.

Soprattutto ora che ci si avvia verso la conclusione del periodo di possibile applicazione del regime semplificato previsto dall’art. 29 comma 5 del D.Lgs. 81/08 e che, a seguito della messa in mora dell’Italia di fronte alla Commissione Europea per alcune asserite violazioni del testo unico rispetto alle Direttive Comunitarie (e in particolare rispetto alla Direttiva quadro 391), con tutta probabilità tale regime non verrà prorogato. 


Commenti

Inserisci per primo/a un commento.
icona commenti 0 commenti

« Torna indietro