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Articoli e Approfondimenti

Raccolta di approfondimenti e commenti sui principali temi della Sicurezza sul Lavoro a cura del nostro pool di Esperti, del team 3M, e dei Partner della Community.

di Aldo Bertelle, Chartis Europe S.A. Manager Linea Rischi Inquinamento

Lo strumento assicurativo rappresenta la “sintesi” della verifica condotta, sul generico modello organizzativo/gestionale, con l’attività di risk management. Il processo decisionale con cui stabilire se e come trasferire il generico rischio assicurandolo implica, infatti, l’aver verificato ogni fase del processo, fissando il livello di accettabilità del rischio residuale. Il legislatore (in particolare quello comunitario), attraverso lo strumento della responsabilità civile, ha reso, nel corso del tempo, sempre più puntuali e severe le obbligazioni, in materia di tutela ambientale, giungendo a un corpo normativo il cui obiettivo si ritrova condensato ed efficacemente espresso attraverso il principio “chi inquina paga”. L’obiettivo dell’assicurazione è mettere a disposizione dell’assicurato, nel momento effettivo del bisogno, le competenze migliori di cui necessita per risolvere il problema, a seguito del verificarsi di una crisi. Il coinvolgimento tempestivo dall’assicuratore e la garanzia sulla competenza tecnica di chi opera per la gestione della crisi portano ineluttabilmente ad azzerare le possibilità di contenzioso, aumentando di conseguenza la certezza del risarcimento.


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di Gianandrea Gino, igienista occupazionale, esperto sicurezza e ambiente Studio SirtMilano

Nel mese di giugno l’autorevole IARC ha classificato gli scarichi dei motori diesel come cancerogeni per l’uomo di gruppo 1. La definizione non è una novità assoluta ma ha imposto elementi di attenzione, soprattutto nei luoghi di lavoro. I rischi igienico-occupazionali connessi con l’impiego di motori alimentati a gasolio devono essere rivalutati in un numero assai vasto e diversificato di realtà lavorative con veicoli stradali e non, ai quali devono essere aggiunti le macchine operatrici come, per esempio, nelle imprese manifatturiere, logistiche, nelle attività agricole e nella cantieristica civile, metalmeccanica, nei trasporti ferroviari e navali e negli aeroporti. Una diffusione ubiquitaria che ha posto, non solo ora, problemi operativi non sempre facilmente risolubili.
In attesa che siano completamente chiariti gli aspetti teorici e gli orientamenti applicativi e che siano consolidate le migliori soluzioni tecniche praticabili, occorre agire, come sempre, secondo i principi di cautela e di ragionevolezza. La valutazione dei rischi chimici e cancerogeni secondo il D.Lgs. n. 81/2008 dovrà essere ripercorsa implementando i programmi di miglioramento e di adeguamento alle migliori buone prassi preventive e protettive, che devono essere declinate caso per caso. I parametri da tenere in conto per valutare l’esposizione per ogni mansione sono molti, le tipologie e l’efficienza dei motori, i sistemi di controllo degli scarichi, le caratteristiche dei carburanti, il grado di confinamento dei luoghi, i tempi e i modi di lavoro, i monitoraggi ambientali dei diversi composti con effetti avversi sulla salute.


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(Integrazione. Commento di approfondimento al D.M. n. 161/2012)

«Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo»
(in Gazzetta Ufficiale del 21 settembre 2012, n. 221)

Il decreto del Ministero dell’Ambiente 10 agosto 2012, n.161, ha introdotto la nuova disciplina recante i criteri qualitativi da soddisfare affinché i «materiali di scavo» siano considerati sottoprodotti e non rifiuti «al fine di migliorare l' uso delle risorse naturali e prevenire la produzione di rifiuti», stabilendo, altresì, le procedure e le modalità affinché la gestione e l'utilizzo dei materiali da scavo avvenga senza pericolo per la salute dell'uomo e senza recare pregiudizio all'ambiente (art. 2).


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di Mario Gallo, docente di Diritto del Lavoro

Il decreto del Ministero della Salute 9 luglio 2012, «Contenuti e modalità di trasmissione delle informazioni relative ai dati aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori, ai sensi dell’articolo 40 del decreto legislativo 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro», ha definito i nuovi contenuti degli Allegati 3A e 3B e le modalità di trasmissione delle informazioni di cui al comma 1, art. 40, D.Lgs. n. 81/2008. Nello stesso provvedimento inoltre, sono state specificate anche le informazioni minime che deve contenere la comunicazione del giudizio d’idoneità alla mansione del lavoratore da parte del medico competente.


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di Mario Gallo, docente di Diritto del Lavoro

All’interno del modello prevenzionale riformato dal D.Lgs. n. 81/2008 una delle leve considerata come strategica per conseguire l’obiettivo della riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali è la formazione secondo un nuovo approccio che miri alla diffusione, nei contesti aziendali, di un meccanismo a moto “perpetuo” in base al quale gli agenti (lavoratori, dirigenti, preposti ecc.), in ogni ora della giornata e tutti i giorni, possono confrontarsi, condividere esperienze e scambiarsi reciprocamente le proprie competenze realizzando così la “patrimonializzazione dei valori della sicurezza” a livello aziendale. Il legislatore ha posto serie basi, quindi, per trasformare la classica logica della formazione episodica e di stampo “autarchico” in quella innovativa della formazione continua, sistematica e qualificata secondo un modello universale che ha trovato la sua disciplina regolamentare essenzialmente negli accordi della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano 21 dicembre 2011, per quanto riguarda la formazione dei datori di lavoro che svolgono direttamente i compiti di prevenzione e protezione e dei lavoratori, dei dirigenti e dei preposti; tuttavia, in questi provvedimenti sono state rilevate diverse zone d’ombra, soprattutto per quanto riguarda la fase transitoria e il riconoscimento della formazione pregressa. Per queste ragioni è stato necessario un immediato intervento che, tuttavia, per effetto del principio della competenza concorrente tra lo Stato e le Regioni in materia (art. 117, Cost.), ha richiesto l’attuazione di un nuovo e complesso iter iniziato nel mese di marzo del 2012 e culminato con l’approvazione da parte della Conferenza dell’accordo 25 luglio 2012.
 


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di Gabriele Taddia, avvocato in Ferrara

La conversione in legge del D.L. n. 57/2012, operata dalla legge n. 101/2012 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2012, n. 162, ha reso definitive alcune importanti proroghe di termini relativi ad adempimenti nel settore dell’igiene e della sicurezza sui luoghi di lavoro.


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