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Articoli e Approfondimenti

Raccolta di approfondimenti e commenti sui principali temi della Sicurezza sul Lavoro a cura del nostro pool di Esperti, del team 3M, e dei Partner della Community.

di Mario Gallo, docente di Diritto del Lavoro

Nel corso degli ultimi anni il modello produttivo nelle economie occidentali è profondamente cambiato e il fenomeno dell’estenalizzazione di fasi, anche fondamentali, del ciclo lavorativo ha subito forti accelerazioni dovute più a esigenze di risparmio dei costi che di specializzazione; il caso dell’Italia, poi, è del tutto particolare in quanto il costo del lavoro, ormai arrivato a un livello pressoché insostenibile, ha contribuito alla diffusione di forme di spin off in cui il datore di lavoro si avvale delle prestazioni di lavoratori che formalmente sono autonomi (art. 2222, Cod. Civ.) ma, di fatto, sono subordinati (art. 2094, Cod. Civ.) e che precedentemente, molto spesso, già sono stati suoi dipendenti.
Appare evidente che si tratta di rapporti che, in questi casi, si reggono su veri artifici e ne è la riprova la recente circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali 4 luglio 2012, n.16, che ha fornito al personale ispettivo una serie di indicazioni operative per le attività di accertamento della “genuinità” dei contratti di lavoro autonomo in edilizia e, infine, la legge n. 92/2012 (cosiddetta “riforma Fornero”) che ha definito un regime (controverso) per contrastare il fenomeno delle cosiddette “false partita IVA”.
 


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di Mario Gallo, docente di Diritto del Lavoro

Dopo che la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, in attuazione dell’art. 37, D.Lgs. n. 81/2008, ha emanato l’accordo 21 dicembre 2011, in materia di formazione dei lavoratori, dei dirigenti e dei preposti, a breve dovrebbe arrivare anche il nuovo provvedimento che fissi i «criteri di qualificazione» dei formatori.
Infatti, lo scorso 18 aprile 2012, la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro in attuazione dell’art. 6, comma 8, lettera m-bis), D.Lgs. n. 81/2008, ha approvato il provvedimento che ha definito il regime definitivo che ha mirato a realizzare percorsi formativi caratterizzati da un più elevato livello di efficacia sul piano prevenzionistico.
 


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di Stefano Bergagnin, Andrea Bassi, Beatrice Fonti, Gabriella Magri, Federico Serri, Francesca Turci e Felice Monaco, Commissione della Sicurezza della Federazione degli Ordini aderenti della Regione Emilia Romagna, Gaetano Fede, CNI, e YvesRiffard, Cobaty, SusanMurray, Unite theUnion NationalHealth and SafetyAdviser, e Ramon Puig, President Reseau Europeen FOCUS

 

Essere parte dell’Europa significa anche sapersi confrontare con le diverse applicazioni delle direttive comunitarie negli stati dell’Unione. Infatti, pur rispettando i contenuti delle direttive, le rispettive normative nazionali spesso hanno evidenziato aspetti e sfumature importanti e molto diverse tra Stato e Stato. Dopo 16 anni dalla pubblicazione in Italia della “direttiva cantieri”, recepita nell’ordinamento italiano, per la prima volta, con il D.Lgs. n. 494/1996, è stata avvertita l’esigenza di una valutazione e di un confronto con quello che accade negli altri Paesi, un’esigenza sospinta anche dalla sempre maggiore integrazione fra i diversi stati e dalla mobilità del mondo del lavoro.
Questo studio si è soffermato sull’applicazione della “sicurezza cantieri” in Francia, in Spagna, in Gran Bretagna e in Germania e ha evidenziato i punti condivisi tra i vari stati e quelli di discontinuità, nella convinzione che solo attraverso la conoscenza può avvenire il miglioramento delle leggi. La ricerca illustrata rappresenta solo un primo step di attività, infatti, la Commissione Sicurezza della Federazione degli Ordini degli Ingegneri dell’Emilia Romagna e i partner stranieri continueranno l’approfondimento anche nel 2013 dedicandosi maggiormente alla contrattualistica tra imprese operanti nei vari Paesi europei e la documentazione necessaria, per ditte e lavoratori, relativamente alla verifica dell’idoneità tecnico professionale.


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di Patrizia Cinquina, esperta di sicurezza e ambiente

L’andamento infortunistico e le cause spesso mortali degli infortuni in ambienti sospetti di inquinamento o confinati hanno assunto una dimensione inaccettabile in relazione all’attuale politica di prevenzione che ha posto come obiettivo la progressiva riduzione dei rischi attraverso la loro valutazione e la conseguente adozione di misure di sicurezza efficaci. Per questo motivo il legislatore ha ritenuto necessario predisporre un regolamento finalizzato a definire un sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi destinati a operare nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento o nei quali siano presenti o possano formarsi accidentalmente atmosfere pericolose, asfissianti, tossiche, infiammabili o esplosive.


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di Marco Masi, Coordinatore Comitato Tecnico Interregionale”Sicurezza e appalti” ITACA

Con le novità introdotte dall’art. 3, comma 1, lettera a), legge n. 123/2007, di modifica dell’art. 7, comma 3, D.Lgs. n. 626/1994, sono stati meglio disciplinati i concetti di cooperazione e di coordinamento del datore di lavoro appaltante di lavori. Con la pubblicazione del D.Lgs. n. 81/2008 è stato esteso l’obbligo di redazione del DUVRI anche ai contratti di appalto di servizi e forniture. Nella recente bozza di decreto legge cosiddetto “delle semplificazioni”, erano state previste alcune modifiche all’art. 3 e 3bis, D.Lgs. n. 81/2008, che opportunamente sono state poi stralciate. In realtà, sarebbe stato necessario che la norma introducesse un’ulteriore previsione, per il datore di lavoro committente, non in alternativa ma insieme a quello di valutare i rischi interferenziali attraverso l’elaborazione di un DUVRI, di nominare un proprio rappresentante, in possesso di adeguate competenze in materia di salute e di sicurezza sul lavoro e che vigili in funzione di indirizzo e di coordinamento delle attività svolte dai lavoratori impiegati dall’impresa appaltatrice o dai lavoratori autonomi e per limitare il rischio da interferenza di queste lavorazioni con quelle del personale impiegato dal datore di lavoro committente.


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di Pietro Nataletti,
INAIL – Settore Ricerca, Verifica, Certificazione - Dipartimento di Igiene del Lavoro, Roma

Il panorama normativo italiano riguardante l’esposizione professionale al rumore si è arricchito negli ultimi mesi di una importante novità, che consiste nell’emanazione della linea guida sull’esposizione a rumore nel settore della musica e delle attività ricreative, per la corretta applicazione del Capo II, Titolo VIII, D.Lgs. n. 81/2008, che ha stabilito le prescrizioni minime per la tutela dei lavoratori in relazione ai rischi per la loro salute e sicurezza derivanti dall’esposizione a rumore durante il lavoro. L’art. 198, D.Lgs. n. 81/2008, che ha recepito l’analogo art. 14, direttiva rumore 2003/10/CE, la quale aveva previsto la definizione di questa linea guida entro il 1° gennaio 2011. La linea guida è stata approvata dalla Commissione permanente per la prevenzione degli infortuni e l’igiene del lavoro il 7 marzo 2012 e inviata alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, che l’ha approvata nella seduta del 25 luglio 2012.


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