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Articoli e Approfondimenti

Raccolta di approfondimenti e commenti sui principali temi della Sicurezza sul Lavoro a cura del nostro pool di Esperti, del team 3M, e dei Partner della Community.

di Diego de Merich, Settore Ricerca Certificazione e Verifica - DPO Roma - INAIL

 

LE PROCEDURE STANDARDIZZATE PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI NELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

La valutazione dei rischi è il processo fondamentale del sistema di prevenzione aziendale e disposizione obbligatoria principale del D.Lgs.n.81/2008 così come corretto dal D.Lgs.n.106/2009. Affinché questo obbligo sia ottemperato correttamente anche dalle imprese di dimensioni minori, è necessario fornire informazioni e metodologie di identificazione, di valutazione e di gestione dei rischi efficaci e trasferibili con semplicità e chiarezza a tutti i soggetti del sistema di prevenzione aziendale coinvolti. Il modello di procedura standardizzata proposto dal decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali 30 novembre 2012 vuole essere un riferimento rispetto ai principi metodologici minimi che devono essere rispettati dal datore di lavoro nel percorso di valutazione dei rischi.
In quanto percorso standardizzato, caratterizzato, quindi, da passi e azioni condivise, può essere utilizzato anche come riferimento per la verifica della attuazione della valutazione dei rischi e per il riesame di questa valutazione in occasione di incidenti e di infortuni occorsi e di modifiche significative del ciclo lavorativo. Inoltre, i principi fondamentali espressi dalla procedura standardizzata sono un riferimento importante per la verifica dei contenuti del documento di valutazione dei rischi che il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) dovrà eseguire all’atto della consultazione da parte del datore di lavoro, per dare un contributo propositivo che possa eventualmente migliorare il documento proprio attraverso una verifica più consapevole dei suoi contenuti.


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di Pasquale Labate, esperto in legislazione antincendio

 

IMPIANTI DI PROTEZIONE ATTIVA: LA NUOVA SICUREZZA

Gli impianti di protezione attiva antincendi, installati nelle attività soggette ai controlli, qualora previsti da specifiche regole tecniche inmateria o richiesti dai Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco nell’ambito dei procedimenti di prevenzione incendi di cui al D.P.R. n. 151/2011, nel complesso costituiscono una dellemisure fondamentali per il conseguimento delle finalità della prevenzione incendi. In particolare, questi impianti sono annoverati fra gli accorgimenti intesi a ridurre le conseguenze dell’incendio a mezzo della sua segnalazione e allarme, di rivelazione precoce ed evacuazione di fumo e calore, del controllo ed estinzione rapida nella prima fase del suo sviluppo. In considerazione dell’importanza che l’aspetto impiantistico antincendio riveste, il legislatore ha ravvisato, la necessità di curare, anche in correlazione con le disposizioni legislative concernenti la sicurezza degli impianti di cui alla al D.M. 22 gennaio 2008, n. 37, l’aggiornamento delle disposizioni di sicurezza antincendio inerenti alla loro progettazione,costruzione, esercizio e manutenzione, mediante l’emanazione del decreto del Ministero dell’Interno 20 dicembre 2012.


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di Giorgio Russomanno, responsabile Settore Ambiente e Sicurezza - Confartigianato Imprese, Roma

 

Con il parere positivo della Conferenza Stato Regionidel 26ottobre 2012 e la successiva pubblicazione del decreto interministeriale 30 novembre 2012 è stata portata a compimento la lunga fase di preparazione delle procedure standardizzateper la valutazionedel rischio nelle piccole e medie imprese. Il nuovo procedimento è destinato alle imprese fino a 10 dipendenti che, dopo il 31 dicembre 2012, non potranno più avvalersi dell’autocertificazione come attestazione di aver effettuato la valutazione del rischio (art. 29, comma 5,D.Lgs. n. 81/2008). Le procedure standardizzate costituiscono uno strumento dalla difficile gestazione,durata circa due anni di messa a punto, svolta in seno a un apposito Comitato tripartito in sediato presso la Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezzasul lavoro.


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di Mario Gallo, docente di Diritto del lavoro

Una nuova importante scadenza attende i datori di lavoro di micro attività che occupano fino a dieci lavoratori; infatti, per effetto dell’art. 29, comma 5, D.Lgs. n. 81/2008, a partire dal primo gennaio 2013, non potranno più utilizzare, salvo ulteriori proroghe dell’ultimo momento, lo strumento dell’autocertificazione dell’avvenuta valutazione dei rischi ma dovranno redigere anche loro il cosiddetto DVR secondo i principi previsti dal D.Lgs. n. 81/2008.
La stessa norma ha previsto anche che questi datori di lavoro sono tenuti a effettuare la valutazione dei rischi sulla base di apposite procedure standardizzate che sono state già approvate dalla Commissione consultiva permanente e che, pur avendo ricevuto lo scorso 25 ottobre 2012 parere favorevole da parte della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, al momento non sono state ancora pubblicate nell’apposito decreto.
 


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di Luca Rossi, ricercatore INAIL - settore Ricerca, Certificazione e Verifica - Dipartimento Tecnologie di Sicurezza

La bonifica delle coperture in amianto è una di quelle attività in cui possono essere utilizzati i dispositivi di protezione collettiva (DPC) e individuale (DPI) contro le cadute dall’alto. Per effettuare questa attività, soprattutto nell’ambito degli edifici industriali, occorre valutare attentamente l’utilizzo delle reti di sicurezza. È stata considerata la riduzione del solo rischio di caduta dall’alto dovuta allo sfondamento della copertura e non di tutti gli altri rischi presenti, compresa la caduta dai bordi non protetti e l’esposizione a fibre di amianto, poiché la materia risulta essere particolarmente complessa.


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di Mario Gallo, docente di Diritto del Lavoro

Da molti anni, ormai, si discute in ambito scientifico circa la nocività delle radiazioni emesse dalle apparecchiature di telefonia cellullare che, con l’avvento degli ultimi ritrovati della tecnologia, hanno letteralmente invaso ogni istante dell’esistenza umana fino a determinare, per molti soggetti, una vera e propria “dipendenza”.
Su questa tematica le posizioni, fino a oggi, sono state alquanto differenziate ma la sentenza della S.C. di Cassazione, sezione lavoro, 12 ottobre 2012, n. 17438, appare destinata ad aprire nuove frontiere in tema di riconoscimento della malattia professionale derivante dall’utilizzo di questi apparecchi; infatti, la S.C. ha riconosciuto la «malattia professionale non tabellata» per un tumore insorto all’orecchio di un lavoratore che ha fatto uso, in ambito aziendale, per dodici anni e per 5-6 ore al giorno di telefoni cordless e cellulari.
 


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