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Articoli e Approfondimenti

Raccolta di approfondimenti e commenti sui principali temi della Sicurezza sul Lavoro a cura del nostro pool di Esperti, del team 3M, e dei Partner della Community.

Dopo 4 anni dall’estensione del 231 ai nostri reati ad opera della legge 123, una domanda si impone: quante sono ad oggi le sentenze di primo grado che hanno applicato la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche a seguito di infortuni sul lavoro, al di là di tutti i rinvii a giudizio che poi pian piano diventeranno sentenze?

Stimarle con esattezza sarebbe un arduo compito ma sicuramente ve ne sono alcune da cui poter partire con certezza nel computo. Interessante, con riferimento a queste, anche verificare quali sanzioni abbiano applicato (se solo pecuniarie o anche interdittive e di che importo o durata), se gli enti destinatari avessero adottato modelli organizzativi ex ante o ex post, quali fossero i reati presupposto e soprattutto se vi siano stati dei casi in cui l’azienda è stata indagata per il 231 ma poi è stata assolta… 


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Ha fatto molto scalpore l’applicazione del dolo eventuale all’amministratore delegato - condannato per omicidio doloso con dolo c.d. indiretto o eventuale – della Thyssenkrupp.
E ora che sono state depositate le motivazioni della sentenza della Seconda Corte d’Assise del Tribunale di Torino ci risulta anche più chiara la distinzione tra il dolo eventuale e la colpa cosciente (meglio, colpa aggravata dalla previsione dell’evento, anche detta colpa con previsione) per la quale sono stati condannati vari dirigenti dello stabilimento di Torino. 


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La Conferenza permanente Stato-Regioni convocata mercoledì 21 dicembre 2011 ha approvato:

1) lo schema di accordo tra il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro della salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sui corsi di formazione per lo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dei rischi.


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di Mario Gallo, docente di Diritto del Lavoro

Nel riformato sistema prevenzionale il D.Lgs. n. 81/2008 ha riconosciuto una valenza strategica alla variabile organizzativa quale strumento fondamentale per garantire, all’interno dell’azienda, condizioni di salute e di sicurezza sul lavoro adeguate e sufficienti. Si tratta, in effetti, non di una novità assoluta ma questa norma ha l’importante merito di aver concretamente definito, nell’art. 30, gli elementi strutturali e le funzioni che un modello organizzativo aziendale per la sicurezza deve possedere e che non è limitato al solo servizio di prevenzione e protezione ma, al contrario, è molto più ampio e ha comportato, da un lato, il coinvolgimento attivo, a tutti i livelli, delle risorse umane e, dall’altro, la necessità che sia definito l’organigramma della sicurezza in base alla natura e alle dimensioni dell’attività svolta, con un’articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari per la verifica, la valutazione, la gestione e il controllo del rischio.  


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di Carmelo G. Catanoso, ingegnere consulente aziendale

È tuttora assente una cultura “soggettiva” nella piccola e media impresa

L’elevato numero di eventi luttuosi sul lavoro che continuano ad avvenire in Italia hanno ancora una volta portato all’attenzione della pubblica opinione la gravità e la frequenza degli infortuni sul lavoro facendo emergere che, ancora una volta, il modo di affrontare il problema della sicurezza e della tutela della salute, nelle aziende pubbliche e private in Italia, continua a essere perlomeno suscettibile di notevoli miglioramenti.  


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di Mario Gallo, Professore a contratto di Diritto del Lavoro nell’Università degli Studi di Cassino

Il 14 novembre 2011 sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Torino 15 aprile 2011, relativa al rogo che si era sviluppato nella notte del 6 dicembre 2007 nello stabilimento torinese produttore di acciai speciali e che costò la vita a sette operai. Attraverso una complessa e articolata ricostruzione, i Giudici di primo grado hanno confermato in pieno l’impianto accusatorio, comminando nei confronti delle persone fisiche, oltre che della stessa società ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001, delle pene variabili e, in particolare, condannando l’amministratore delegato, con delega in materia di sicurezza del lavoro, a 16 anni e mezzo di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale, disastro e incendio dolosi. 


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