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Articoli e Approfondimenti

Raccolta di approfondimenti e commenti sui principali temi della Sicurezza sul Lavoro a cura del nostro pool di Esperti, del team 3M, e dei Partner della Community.

di Andrea Bocchieri, direttore struttura “Servizio prevenzione protezione e medicina del lavoro”, Roberto Cosentina, direttore sanitario aziendale, Beatrice Dell’Anna, addetto al “Servizio prevenzione protezione e medicina dei lavoratori” - Azienda Ospedaliera di Busto Arsizio

 

SICUREZZA IN OSPEDALE: COME PREVENIRE GLI INFORTUNI APPLICANDO UN SISTEMA DI AUDIT

 

In ospedale la prevenzione degli  infortuni assume connotazioni peculiari che emergono da aspetti unici della realtà sanitaria, la presenza di lavoratori, pazienti e popolazione in quantità elevate, le molteplici professionalità, i contesti multilinguistici, la diffusione di soluzioni organizzative, tecniche e giuridiche articolate con modalità e contenuti segnatamente differenti.

La gestione della salute e della sicurezza sul lavoro rappresenta, quindi, un lavoro continuativo, immane e plurisfaccettato. È per questo motivo che l’adozione di un sistema standardizzato diventa essenziale in sanità. Il D.Lgs. n.81/2008 ha identificato le caratteristiche che un modello di gestione dev epossedere al fine di soddisfare gli obblighi giuridici preminenti e ha indicato come riferimenti la norma OHSAS 18001:2007 (Occupational Health and Safety Assessment Series) e le linee guida UNI-INAIL (settembre 2001). È analizzato il caso dell’azienda ospedaliera di Busto Arsizio mostrando come sia stato definito, articolato e adottato un sistema di audit interno quale strumento di miglioramento continuo finalizzato alla prevenzione degli infortuni; i risultati degli audit rappresentano elementi imprescindibili sia per il riesame dell’Alta Direzione che per la verifica periodica dell’efficacia delle misure correttive e preventive.


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di Mario Gallo, professore a contratto di Diritto del Lavoro nell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

DALLA COMMISSIONE PER GLI INTERPELLI LE RISPOSTE A SETTE NUOVI QUESITI

A distanza di circa cinque mesi la Commissione per gli interpelli in materia sicurezza, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, prevista dall’art. 12, D.Lgs. n. 81/2008, è tornata lo scorso 2 maggio 2013 a pronunciarsi nuovamente su ben sette quesiti presentati dai Consigli nazionali di diversi ordini professionali e da alcune associazioni di categoria; i temi sonomolto variegati e riguardano diversi profili applicativi delD.Lgs. n. 81/2008, tra i quali spiccano, in particolare, quelli inerenti alla disciplina del Titolo IV sui cantieri temporanei e mobili (interpelli n. 2, 3 e 7). Di particolare interesse è anche la risposta unica contenuta nell’interpello n. 1/2013 ad alcuni quesiti proposti da FEDERCASSE e dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, circa l’applicazione del regime del controllo sanitario agli stagisti e gli allievi minorenni. Dopo un avvio timido, pertanto, questo importante strumento comincia decisamente a prendere piede anche perché,
occorre ricordare, gli orientamenti espressi dalla Commissione per gli interpelli in materia di sicurezza
costituiscono criteri interpretativi e direttivi per l’esercizio delle attività di vigilanza.


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Di Gabriele Taddia, avvocato in Ferrara

 

PROCEDURE STANDARDIZZATE PER LA REDAZIONE DEL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO

 

È ormai di prossima scadenza il termine oltre il quale i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori non potranno più utilizzare il sistema della autocertificazione per la valutazione dei rischi aziendali; infatti, dal 30 maggio 2013, saranno utilizzabili a tal fine solamente le procedure standardizzate emanate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, di concerto con i Ministeri della Salute e dell’Interno, e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 6 dicembre 2012. Le procedure sono previste dall’art. 29, commi 5 e 6, D.Lgs. n. 81/2008, e con il decreto interministeriale 30 novembre 2012 sono divenute un obbligo per tutti i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori i quali, pertanto, per la valutazione dei rischi aziendali dovranno servirsi dei “modelli” approntati ed emanati dal Dicastero. Solo questi, infatti, per questa categoria di micro imprese, saranno ritenuti legalmente conformi a quanto previsto dall’art. 28, D.Lgs. n. 81/2008, che ha previsto i requisiti minimi dei documenti di valutazione dei rischi.
Le aziende che occupano invece da 11 a 50 lavoratori avranno la semplice facoltà di utilizzare le procedure “guidate”, mentre per le imprese di maggiori dimensioni in termini di numerosità degli occupati e per tutte le aziende ad alto rischio, continueranno a essere utilizzabili gli ordinari strumenti di valutazione.
Le procedure standardizzate altro non sono che uno schema, cioè un modello di riferimento in base al quale il datore di lavoro deve effettuare la valutazione dei rischi aziendali e i suoi aggiornamenti. Il modello elaborato dal Ministero ha un taglio estremamente pratico, ha indicato con chiarezza i soggetti tenuti alla valutazione abbinando alle diverse fasi, apposite schede da compilare, anche se è evidente che, come per ogni valutazione, i rischi dell’azienda devono essere chiaramente esplicati e non rimanere generici; non si tratta, infatti, di una semplice check list, ma di un modello guidato da riempire di contenuti. Il vantaggio notevole delle procedure è che, in pratica, si verifica una specie di ribaltamento dell’onere della prova, poiché in base alla espressa previsione dell’art. 1, comma 4, D.I. 30 novembre 2012, il documento elaborato un base alle procedure standardizzate è considerato legalmente idoneo e conforme a quanto previsto dall’art. 28, D.Lgs. n. 81/2008, se predisposto in base ai contenuti indicati negli allegati al decreto medesimo.
 


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di Luciano Di Donato, primo tecnologo del Dipartimento Tecnologie di Sicurezza INAIL - Settore Ricerca, Certificazione e Verifica

 

 

AMBIENTI SOSPETTI DI INQUINAMENTO O CONFINATI:

ANALISI SULLA DISCIPLINA DI SETTORE

 

 

 

Considerati in prima battuta dal D.Lgs. n. 81/2008 negli artt. 66 e 121 nonché nell’Allegato IV, sugli ambienti sospetti di inquinamento o confinati sono state pubblicate le norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti inquesti stessi ambienti conilD.P.R.n. 177/2011. Tra le diverse disposizioni, il D.P.R.n. 177/2011ha richiesto alle imprese qualificate che operano in questo campo una procedura di lavoro volta a eliminare e, dove impossibile, ridurre i rischi. A questo scopo, il 18 aprile 2012, la Commissione consultiva permanente ha approvato il «Manuale illustrato per lavori in ambienti sospett idi inquinamento o confinati».

 

 

 


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di Marco Puccini, tecnico della prevenzione, Unità operativa Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro -APSS Trento

 

DELEGA DI FUNZIONI PREVENZIONISTICHE: UN'ANALISI PER VALUTARNE LA VALIDITA'

 

Un tema oggi ampiamente dibattuto è la delega di funzioni prevenzionistiche all’interno delle imprese, con particolare riferimento allo sviluppo nel tempo dell’ambito applicativo di questo importante strumento di traslazione di obblighi giuridici da un soggetto a un altro, nonché dei suoi attuali presupposti di legittima adozione, stabiliti in primis dalla giurisprudenza italiana e sui quali ha dato un significativo contributo la dottrina degli ultimi anni. La necessità di indagare questi presupposti rientra nell’ottica di porre dei giusti limiti alla libertà incondizionata di un soggetto, primariamente obbligato dalla normativa di sicurezza e di salute sul lavoro, di spogliarsi dei compiti e delle connesse responsabilità imputategli dalla normativa e per il fatto che sul punto non ha espresso il suo parere neanche il legislatore del D.Lgs.n.81/2008 che, all’art.16, ha ritenuto di soffermarsi esclusivamente sui requisiti di validità della delega, lasciando al giudice il compito di decidere, di volta in volta, se giustificata o meno dalla complessità, dimensionale o tecnologica, della struttura aziendale.

 

 


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a cura di Mario Gallo, Professore a contratto di Diritto del Lavoro nell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale

 

SUL CASO DELL'ACCIAIERIA DI TORINO RIBALTATO L'OMICIDIO VOLONTARIO

 

Dopo i tragici fatti risalenti al 2007 relativi al caso di una grande acciaieria di Torino, il diritto penale del lavoro ha imboccato una nuova strada ancora incerta per gli esiti che in futuro potrà avere; tuttavia, il percorso ha cominciato a delinearsi, almeno sotto il profilo processuale. Infatti, a distanza di circa due anni della sentenza della Corte d’Assise di Torino, lo scorso 28 febbraio 2013 la Corte d’Appello ha ribaltato parzialmente il giudizio di primo grado, non condividendo, in particolare, la tesi dell’omicidio volontario con dolo eventuale.

 


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