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Il Quotidiano della Sicurezza

Proposta UE di monitorare anche i gas serra da forestazione e selvicoltura

Con la proposta di regolamento COM (2016)0479, di modifica del Regolamento (UE) n. 525/2013, si vuole introdurre il ruolo della forestazione nel processo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea.

I cambiamenti climatici, per effetto dei gas serra, sono sotto gli occhi di tutti e necessitano di azioni coraggiose e tempestive, non tanto per interrompere il fenomeno ormai irrimediabilmente avviato, ma quanto meno per limitarne progressività e velocità di evoluzione. Tutti gli attori, pubblici e privati (stakeholder), devono contribuire a tale obiettivo e fra questi anche i settori produttivi, quindi il mondo delle imprese. Da qualche anno ai fini di contenere le emissioni climateranti, che sono le maggiori responsabili del mutamento del clima, esiste un meccanismo di mercato, noto come “Emission trading” o “scambio delle emissioni”, cui partecipa anche l’Europa. Si tratta del principale strumento adottato dall’Unione europea per raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 nei principali settori industriali, introdotto e disciplinato nella legislazione con la Direttiva n. 2003/87/CE. Proprio in quanto applicato ai principali settori industriali e produttivi, ne sono stati esclusi alcuni comparti, fra cui quello forestale. In Italia erano stati calcolati da anni gli assorbimenti della CO2 determinati dalle foreste, espressi come carbonio totale, a partire dai dati dell’Inventario Forestale Nazionale e degli Inventari Forestali Regionali. Veniva, inoltre, evidenziato il valore dell’accumulo di biossido di carbonio (carbon sink), come differenza tra il carbonio fissato totale dell’anno considerato e quello dell’anno precedente. La serie storica riguarda il periodo 1985-2030, quindi un congruo numero di anni. Volendo proporre qualche dato in merito, nel 2002 il carbon sink stimato dal modello CSEM (Carbon Sequestration Evaluation Model), per le formazioni seminaturali (boschi di neo-formazione esclusi) era pari a 7,26 Mt C, mentre per il quinquennio 2008-2012 è stato complessivamente 11,9 Mt C (in media 2,4 Mt C anno-1).

La proposta di regolamento COM (2016)0479 intende tenere in opportuna considerazione i benefici ed i servizi ecologici e ambientali forniti dalle foreste. Quantificandoli e rendicontandoli, non solo in termini fisici (Mt C), ma dando un valore si ottiene una valutazione economica ambientale da considerarsi, ed esempio, nel caso di:

1) valutazione di un danno ecosistemico;

2) correzione in senso ambientale del Prodotto Interno Lordo (PIL) di una Nazione (il cosiddetto PIL “verde”, di cui si parla ormai molto);

3) contabilità economico-ambientale nazionale

4) attribuzione di valore alle quote scambiabili sul mercato nell’ambito del sistema di emission trading.

Questa valutazione di danno ecosistemico potrebbe assumere importanza per sesempio nel caso di danni da incendi, disboscamenti, cambi di destinazione del suolo, ecc. Essa prende in considerazione la valutazione sia di benefici sia di costi ambientali, ricordando che tra i secondi uno dei maggiori è legato alla deforestazione, tra le principali cause dei cambiamenti climatici. Non ultimo potrebbe servire per operare scelte consapevoli dal punto di vista economico, ambientale e sociale dell’utilizzo delle biomasse legnose ad uso energetico, di cui si promuove sempre più l’utilizzo nell’ambito della filiera foresta-legno-mobile-energia. Questo punto dimostrerebbe la non neutralità, come si è sempre asserito, delle emissioni in atmosfera (CO2) da combustione del legname, che porterebbe sempre più al riutilizzo non della materia prima tal quale, ma degli scarti di lavorazione, con implicazioni importanti anche sulla gestione dei rifiuti.

Proposta di regolamento COM (2016)0479 (approvata 17 aprile 2018)


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