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Il Quotidiano della Sicurezza

Esposizione al rumore negli uffici: rischio per la salute sottovalutato

In corso di pubblicazione su ISL — Igiene e Sicurezza del Lavoro n. 4/2018, l’articolo di P. Tura è dedicato non al rumore come rischio fisico, in quanto l’analisi è incentrata su ambienti dove i valori di esposizione al rumore significativi per la salute non sono mai raggiunti, ma al tema del benessere acustico. Non essendo previsto esplicitamente dal TUSL, le aziende lo sottovalutano sistematicamente, come se non esistesse, mentre invece la sua influenza infausta sulle condizioni di lavoro aumenta con il diffondersi degli uffici a pianta aperta (open space).

Che cos’è e come si protegge il benessere acustico? Per valutare un ambiente di lavoro dal punto di vista acustico è necessaria una preliminare definizione delle esigenze specifiche di tale ambiente. Ad esempio dove sono richieste impegnative prestazioni mentali non possono essere tollerati livelli sonori troppo elevati o tipologie di rumore disturbanti, condizioni che invece potrebbero essere accettabili in altri ambienti in cui vengono svolti compiti differenti. Nei locali di lavoro tipo ufficio o assimilabili possono essere distinte due esigenze che vengono assunte come obiettivo di intervento:

— la tutela della possibilità di comunicazione sonora;

— la tutela del benessere acustico.

Infatti per svolgere le attività, tipicamente cognitive e relazionali, richieste negli ambienti oggetto di studio, i lavoratori ricevono, elaborano, producono e scambiano frequentemente informazioni principalmente attraverso la voce parlata. Nelle postazioni di lavoro è necessario che il rumore non pregiudichi la concentrazione, nonché l’intelligibilità e la riservatezza della conversazione; requisiti — questi ultimi — particolarmente importanti dove si svolgono servizi che implicano l’interazione con il pubblico oppure nei citati open space, ambienti particolarmente problematici dal punto di vista della tutela del comfort sia acustico sia globale. Lo stesso va detto anche di ambienti come i call center, comparto che ha visto un forte sviluppo in anni recenti, e che per molti aspetti quali affollamento, volumi degli spazi e organizzazione delle attività rivelano problematiche comuni a quelle degli open space.

La mancanza di benessere acustico non è imputata di malattie a carico dell’udito, ma di esercitare un’influenza negativa sulla psiche, che si ripercuote anche a livello fisiologico propriamente detto, attraverso condizioni di stress, prodromiche a disturbi digestivi, del sonno, ecc. Assolutamente da non sottovalutare è la possibilità che situazioni prolungate di discomfort acustico creino i presupposti o addirittura causino sindromi da stress lavoro-correlato.

I parametri e valori di riferimento per l’analisi di questa fonte di disturbo vanno cercati negli studi dedicati e nelle norme tecniche, ricordando che il TUSL, all’art. 28, impone la valutazione di “tutti i rischi”, la cui assenza non può essere data per scontata. In un ambiente apparentemente non rumoroso possono crearsi condizioni sfavorevoli alla salute e anche alla produttività dei lavoratori che vi devono svolgere la loro attività.

 
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