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Il Quotidiano della Sicurezza

Gli incendi nei campi nomadi e i rischi per la Polizia Locale: risposta del Ministero

L’istanza dell’interpello n. 3/2018, del 14 febbraio 2018 esordisce introducendo l’increscioso fenomeno degli incendi frequenti nei campi nomadi dove presta servizio di vigilanza la Polizia locale. Tali incendi, oltre a rappresentare un pericolo di inquinamento ambientale e per la salute dei cittadini, mettono a rischio salute e sicurezza del personale che forma le pattuglie in servizio. L’istante chiede quindi se

è possibile inquadrare i dipendenti della polizia locale nel campo di applicazione del TUSL, art. 3, comma 2?

– gli agenti di polizia locale possono essere considerati forze “destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica”?

– le postazioni mobili degli agenti in servizio possono essere considerate luoghi di lavoro?

La commissione per rispondere alla triplice domanda comincia ricordando il campo di applicazione generale dell’art. 3, comma 1, TUSL, vale a dire settore pubblico e privato e tutte le tipologie di rischio, e prosegue limitandosi a citare il testo del successivo comma 2 nella parte in tabella evidenziata in grassetto.

D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 – Art. 3 Campo di applicazione

2. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dei servizi di protezione civile, nonché nell'ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli istituti di istruzione universitaria, delle istituzioni dell'alta formazione artistica e coreutica, degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, delle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 1° agosto 1991, n. 266, e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative, individuate entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo con decreti (omissis).



La Commissione, nella sua risposta, passa poi ai compiti specifici della Polizia locale, la quale esercita, nel territorio di competenza, le funzioni istituzionali previste dalla legge n. 65/1986 (“Legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale”) e collabora con le forze della polizia di Stato, “previa disposizione del sindaco, quando ne venga fatta, per specifiche operazioni motivata richiesta dalle competenti autorità”. Le ulteriori funzioni che, secondo la legge citata, possono essere svolte dalla Polizia locale, sono:

– funzioni di polizia giudiziaria

– servizio di polizia stradale

– funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza.

La risposta al primo quesito è quindi che l’art. 3, commi 1 e 2 TUSL si applica all’attività svolta dalla Polizia locale qualora essa consista in compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica.

Sui luoghi di lavoro, invece, la risposta ministeriale, citando l’art. 62 TUSL, stabilisce che i luoghi di lavoro ubicati all’interno dell’azienda o dell'unità produttiva, o in ogni altro luogo di pertinenza delle stesse accessibili ai lavoratori.

Infine la Commissione, come ultimamente succede di prassi, si esime dal fornire risposte “in ordine all’adeguatezza di specifici documenti” e si limita a “confermare il principio generale per il quale la valutazione dei rischi non può non tenere conto degli aspetti connessi alle caratteristiche peculiari dei compiti e delle attività svolte dai singoli lavoratori ovvero alla specifica situazione organizzativa”.

MLPS — Interpello 16 maggio 2018 n. 3/2018


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