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Il Quotidiano della Sicurezza

Sospendere il cantiere quando le norme sulla sicurezza non sono rispettate

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito – con la consueta severità in materia – che sospendere il cantiere, quando le norme sulla sicurezza non sono rispettate, è un obbligo – prima ancora che a ciò provveda la Pubblica Autorità – che incombe al datore di lavoro e alle altre figure preposte alla sicurezza.

La Cass. Pen. Sez. IV 3 dicembre 2018, n. 54010, affronta un contesto di cantiere che presenta numerose anomalie – non solo relative alla sicurezza sul lavoro – dall'omessa formazione dei lavoratori fino al fatto che molti di essi, se non tutti, fossero impiegati in nero. In mezzo a ciò, la quasi sistematica trasgressione delle norme relative alla protezione di cadute dall'alto, con l'utilizzo di tavolame non sufficientemente robusto a protezione delle aperture createsi durante le opere di sostituzione dei lucernari di un edificio. Da ciò, la tragedia: la caduta mortale di un operaio che col proprio peso ha sfondato tali tavole troppo sottili.

All'emergere di un quadro così complesso e variegato di illegalità nella gestione del cantiere, corre – come accennato – in capo al datore di lavoro o a chi per lui l'obbligo di sospendere il cantiere, adottando un atteggiamento simile a quello che adotterebbe la Pubblica Autorità ai sensi dell'art. 14 TUSL. Il caso del provvedimento “in autonomia” è espressamente contemplato dall'art. 92 del TUSL, ai sensi del quale, a fronte di constatate inosservanze dei successivi artt. 93 e seguenti del TUSL medesimo, il coordinatore dell'esecuzione dei lavori “propone la sospensione dei lavori, l'allontanamento delle imprese o dei lavoratori autonomi dal cantiere, o la risoluzione del contratto”. Disposizione prevista dunque per il caso di più imprese esecutrici, ma recante un principio applicabile in generale: se vi sono irregolarità in un cantiere, quest'ultimo deve essere sospeso finché non sia stato messo a norma.

Sarebbe inutile nascondersi che, predicando simile dottrina, ci si va a scontrare con una serie infinita di remore e esitazioni. Da un lato il datore di lavoro deve ultimare in fretta i lavori anche e soprattutto per poter essere pagato; dall'altra parte i lavoratori sono sì in teoria i principali beneficiari di un simile provvedimento, ma in realtà molto di rado intendono usufruire di tale beneficio, anche perché troppo spesso sanno che – in pratica se non in teoria – se i lavori non vanno avanti lo stipendio non arriverà.

Pur non negando la difficoltà di superare questi ostacoli pratici, va ribadito l'assoluto obbligo di procedere in questo modo. Le severe condanne confermate dalla Suprema Corte nella recentissima sentenza citata non lasciano infatti dubbi su quale sarebbe il trattamento sanzionatorio in capo a chi non abbia ottemperato al dovere di sospensione del cantiere.

Cass. Pen. (sez. IV) 3 dicembre 2018, n. 54010


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