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UE, in arrivo restrizioni all’uso delle microplastiche bioaccumulanti

Nella comunità scientifica c’è una profonda preoccupazione per la persistenza delle microplastiche, come è stato evidenziato alla recente conferenza internazionale MICRO 2018 – Fate and impacts of microplastics svoltasi a Lanzarote: alcuni di questi materiali hanno tempi di emivita stimati in migliaia di anni.

Le microplastiche sono particelle di dimensione inferiore a 5 mm che possono essere involontariamente formate attraverso la degradazione di materiali più grandi, compresi i tessuti sintetici; possono anche essere aggiunte intenzionalmente a prodotti per uno scopo specifico, ad esempio come agenti esfolianti in cosmetici, detergenti, prodotti per la casa, vernici, prodotti fertilizzanti “prilled” (in sfere cave) e fitosanitari per usi agricoli.

Grazie alle restrizioni imposte dalla normativa UE sulle acque reflue, queste microplastiche in genere non vengono rilasciate direttamente negli ambienti acquatici, ma possono concentrarsi nei fanghi provenienti dai sistemi di depurazione che vengono spesso applicati ai terreni agricoli come fertilizzante. Molti studi mostrano che, una volta rilasciate in ambiente, queste particelle possono accumularsi negli organismi animali e dunque nella catena alimentare, potendo giungere infine al consumo umano. In base alla valutazione dell’ECHA, le microplastiche aggiunte ai prodotti hanno maggiori probabilità di essere rilasciate e accumularsi in ambienti terrestri e d'acqua dolce piuttosto che negli oceani.

In seguito alle preoccupazioni sorte in relazione all’ambiente e alla salute umana, la Commissione europea ha pubblicato uno studio contenente ulteriori informazioni sugli usi intenzionali delle particelle di microplastica in vari prodotti e sui rischi che queste comportano per la salute umana e per l’ambiente. Anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha nel frattempo riesaminato gli elementi di fatto disponibili sulla microplastica e nanoplastica negli alimenti, ritenendola particolarmente preoccupante negli alimenti ittici. Diversi Stati membri della UE hanno emanato a livello nazionale o proposto divieti relativi all’uso intenzionale di microplastiche in alcuni prodotti di consumo, principalmente quelle sotto forma di microgranuli in prodotti cosmetici a risciacquo, utilizzati come agenti esfolianti e detergenti.

L’ECHA, su richiesta della Commissione UE, sta valutando i rischi che le microplastiche possono comportare per l’ambiente una volta rilasciate, con specifico riguardo per la loro estrema persistenza in ambiente; l’Agenzia prevede di finalizzare all'inizio del 2019 la sua proposta di restrizione sugli utilizzi intenzionali di microplastiche e sul riutilizzo di residui che le possano contenere, e di inviarla alla Commissione intorno all’aprile 2020 dopo aver acquisito i pareri dei comitati scientifici RAC (Comitato per la valutazione) e SEAC (Comitato per l'analisi socioeconomica).

La Commissione ha inoltre chiesto all’ECHA di valutare la necessità di una restrizione a livello di UE all’immissione sul mercato di oxo-plastica: si tratta di una materia plastica contenente additivi che ne favoriscono l’ossidazione in determinate condizioni. Viene utilizzata in pellicole agricole, sacchetti per rifiuti e per il trasporto di oggetti, imballaggi per alimenti e coperture per discariche. Può scomporsi in particelle molto piccole, contribuendo potenzialmente alla contaminazione ambientale sotto forma di microplastica.


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