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Il Quotidiano della Sicurezza

TUSL: allo studio il decreto per Polizia di Stato e Vigili del Fuoco

Il DM che, in attuazione della delega di cui all'art. 3 comma 2 TULPS, stabilirà le particolarità applicative del TUSL per Polizia di Stato e Vigili del Fuoco, sta avanzando nel suo iter di realizzazione: acquisito il parere del Consiglio di Stato, la bozza è stata trasmessa alla competente commissione del Senato.

A prima vista, può sembrare strano l’abbinamento tra una forza di polizia e i pompieri, con esclusione delle altre forze di polizia. La spiegazione è semplice: i decreti attuativi in questione spettano alle Amministrazioni competenti per i singoli corpi: di essi, Polizia di Stato e Vigili del Fuoco dipendono – per l'appunto – dal Viminale, il quale quindi provvede per quanto di propria competenza. Classico accidente organizzativo, il quale obbliga la medesima Amministrazione a disporre per due realtà piuttosto diverse tra loro, laddove invece le esigenze relative a Polizia di Stato risultano ovviamente molto più affini a quelle di Carabinieri e Guardia di Finanza, per i quali però sono rispettivamente competenti Ministero della Difesa e Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Ciò premesso, notiamo che l'opera di raccordo normativo compiuta nella citata bozza insiste in particolare su tre punti:

– individuazione del datore di lavoro;

– individuazione del medico competente;

– attività di informazione e formazione.

Per quanto riguarda il datore di lavoro, si ha a che fare col solito problema della sua individuazione nelle Pubbliche Amministrazioni; ivi, non può certo trattarsi del “datore di lavoro” propriamente inteso, giacché questi è parte contraente di un rapporto di lavoro subordinato di diritto privato che nel settore pubblico, nonostante le più moderne tendenze di c.d. “privatizzazione del pubblico impiego”, non si configura nel senso che qui ci serve. Tipicamente, nel settore pubblico esiste un superiore gerarchico le cui funzioni assomigliano – sempre per ciò che qui ci interessa – a quelle del datore di lavoro; ma tale superiore gerarchico non è titolare di autonomi poteri di spesa che gli consentano di ottemperare ai propri obblighi in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. Sarebbe qui vano sforzo l'addentrarsi nel dedalo di deleghe e subdeleghe con cui la PA gestisce tali meccanismi; basti dire che la bozza di DM si sforza – anche a seguito delle puntualizzazioni del Consiglio di Stato – di localizzare correttamente le varie responsabilità, operando un'inevitabile mediazione tra ruoli periferici e ruoli apicali.

Per quanto riguarda il medico competente, vengono designati in generale i ruoli sanitari del Corpo. Si tiene però conto del richiamo del Dipartimento della Funzione Pubblica, secondo il quale il personale assegnato all'attività di vigilanza non può esercitare le funzioni di medico competente. Per quanto riguarda le commissioni mediche di secondo grado, si prevede che esse siano composte da tre medici competenti. Resta la possibilità di stipulare convenzioni esterne per quando riguarda i ruoli specialistici non presenti in forza al Corpo.

Speciali disposizioni sono dedicate agli obblighi che il TUSL prevede “aziende con più unità produttive”, dal momento che il termine “azienda” non viene ritenuto applicabile – neppure analogicamente – alle PP.AA. e occorre pertanto regolare tali casi in maniera specifica.

Per quanto riguarda infine gli obblighi di informazione e formazione, la bozza di decreto si cimenta nel difficile compito di coordinare tali attività con le ordinarie attività formative e addestrative, tenendo conto delle obiettive peculiarità legate ai mezzi utilizzati, con particolare riferimento – per quanto riguarda la Polizia – alle armi da fuoco.


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