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Prevenzione Infortuni: Aspetti psicologici
Autore Messaggio
Community_Sicurezza Offline
Administrator
*******

Messaggi: 2
Registrato: Apr 2012
Messaggio: #1
Prevenzione Infortuni: Aspetti psicologici
Quanto incidono gli aspetti psicologici nela prevenzione degli infortuni? Ha senso chiedere consulenza ad uno psicologo del lavoro?
18/04/2011 01:02 PM
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giusi_vignola Offline
Member

Messaggi: 10
Registrato: Apr 2012
Messaggio: #2
RE: Prevenzione Infortuni: Aspetti psicologici
La prevenzione dei rischi per salute e sicurezza non può essere affidata alla sicurezza intrinseca di ambienti, macchine e sostanze. Poiché non tutte le circostanze operative possono essere previste in ogni dettaglio da chi dispone i provvedimenti organizzativi, occorre spostare una quota degli oneri cognitivi di analisi, diagnosi e decisione dalla gerarchia agli operatori. Ciò comporta comprendere nell'organizzazione della prevenzione non solo le misure che sviluppano la consapevolezza dei lavoratori (gli "istituti relazionali"' Informazione, formazione, addestramento, consultazione), ma anche ciò che influisce sui processi cognitivi e sociali della percezione, dellaattribuzione di significato, della direzione che ciascuno discrezionalmente da' alla propria condotta. Dunque, gli aspetti psicologici incidono significativamente nella prevenzione. Faccio un esempio, la rilevazione dei punti di pericolo. Per rilevare una circostanza del mondo intorno a noi come pericolosa, serve sapere associare qualche sua caratteristica alla possibilità di procurare un danno. A esempio vedendo un bordo tagliente, bisogna sapere associare questa caratteristica con il danno di un taglio. Ciò implica disporre di strutture cognitive in grado di produrre associazioni generalizzabili a tutte le circostanze simili. Queste strutture cognitive vengono da conoscenze e/o da esperienze. Ma le strutture cognitive non bastano, ci vuole anche la disposizione a usarle e fare le associazioni mentali. Questa disposizione a usare le strutture cognitive coinvolge la nostra dimensione affettiva, la voglia di evitare un danno o di "prendersi cura" (espressione, significativamente, presente nel comando principale in capo ai lavoratori nel primo comma dell'art. 20). La questione diviene come fare per favorire le conoscenze e il "prendersi cura"? Le prime si coltivano con informazione e formazione. Le seconde con provvedimenti organizzativi e relazionali. Almeno tre fattori agiscono sulla disposizione affettiva a prendersi cura nei luoghi di lavoro. 1 e 2 lavorare in ambienti non più sporchi e non più squallidi di quanto tecnicamente inevitabile; 3 lavorare senza provare l'esperienza di sentirsi anonimi. Questo terzo punto investe direttamente il ruolo dei preposti che, con l'esercizio delle competenze di ruolo e di restituzione di feedback, possono proteggere i collaboratori dal rischio di anonimato.
06/05/2011 03:24 PM
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