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Articoli e Approfondimenti

Raccolta di approfondimenti e commenti sui principali temi della Sicurezza sul Lavoro a cura del nostro pool di Esperti, del team 3M, e dei Partner della Community.

Prima dell’uscita della norma europea EN 14594:2005 la certificazione Ce di tipo di questi dispositivi, che rientrano nella terza categoria (DPI salvavita) secondo i disposti del D.Lgs. 475/92 e smi, avveniva, considerando come preponderante l’aspetto dell’indumento di protezione, a fronte dei requisiti previsti nella norma EN 943 ed eventualmente di altre applicabili.

Con la pubblicazione della norma armonizzata europea EN 14594:2005 relativa agli Apparecchi di Protezione delle Vie respiratorie del tipo “Respiratori ad aria compressa, a flusso continuo, alimentati dalla linea” (che ha sostituito integralmente la precedente EN 270:1994 di pari oggetto e utilizzata in parte per tutti i requisiti essenziali relativi alla parte respirazione degli indumenti in questione) viene chiarito che le tute ovvero gli scafandri ventilati appartenenti a questa tipologia di Dispositivi di Protezione rientra a tutti gli effetti nella categoria dei Dispositivi di Protezione delle Vie Respiratorie (APVR) e, di conseguenza, viene sancito che, oltre alle adeguate resistenze chimiche, devono possedere principalmente i requisiti respiratori ed essere alimentati obbligatoriamente con aria respirabile (EN 12021)


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La valutazione di tutti i rischi è il cardine del sistema di prevenzione. Essa è richiamata dall’articolo 2 (Definizioni) nella lettera q del comma 1 e, soprattutto, dai primi punti degli articoli 15 (Misure generali di tutela) e 17 (Obblighi del datore di lavoro non delegabili).
La questione del “tutti i rischi” diviene interessante per le sue implicazioni organizzative e operative di chi deve gestire il sistema aziendale di prevenzione.
Assumendo che:
a) il datore di lavoro sia in buona fede e non intenda omettere nella valutazione (e gestione) dei rischi aspetti a lui noti;
b) la valutazione dei rischi è un processo conoscitivo e decisionale che avviene per definizione in condizioni di razionalità limitata perché nessuno può avere le risorse (tempo e algoritmi di decisione) in grado di produrre la migliore decisione possibile;
il comando di valutare tutti i rischi può apparire come paradossale.


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di Carmelo G. Catanoso - Ingegnere Consulente Sicurezza e Tutela della Salute

Entro la prossima estate, sarà finalmente pubblicato l’Accordo Stato Regioni riguardante la formazione alla sicurezza per lavoratori, preposti, dirigenti e datori di lavoro che intendono svolgere i compiti di RSPP. Il provvedimento oltre a definire i contenuti minimi della formazione per i soggetti indicati, definirà con chiarezza gli enti formatori ed il relativo sistema di accreditamento, i requisiti dei docenti, le modalità di organizzazione dei corsi e le metodologie da utilizzare.


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Ebbene sì! Anche se è un materiale naturale la polvere di legno può provocare problemi alla salute, soprattutto alle vie respiratorie. Anche la legislazione prende in considerazione la protezione da polveri di legno, troviamo ribadito nel Decreto n.81 quanto già consolidato per questo rischio dalla Conferenza Regioni Province 2002 nelle Linee guida Titolo VII Esposizione Legno duro.

In dettaglio vengono ripresi i limiti di esposizione, molto bassi (Polvere non cancerogena e non allergeniche: 1mg/m3 - frazione inalabile - e Polvere di legno duri: 0,5mg/m3 ), sottolineando così come alcuni legni duri (in particolare betulla, mogano, teak, noce di cocco, faggio, quercia) sono cancerogeni o sospetti tali; imponendo alle aziende che li utilizzano una particolare tutela dei lavoratori esposti (c’è anche la sorveglianza sanitaria obbligatoria) e la fornitura di idonei dispositivi di protezione individuale.


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 Da oggi è possibile partecipare all'iniziativa IDEA IN SICUREZZA sulla pagina Facebook di CommunitySicurezza.

Il concorso permette ai professionisti del settore di condividere la propria idea o progetto realizzato che migliorano la sicurezza dei lavoratori.

I partecipanti hanno l'opportunità di rendere visibili le proprie competenze e professionalità nell'ambito della sicurezza.


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Le modalità operative per le verifiche periodiche sulle attrezzature elencate nell’Allegato VII al nuovo provvedimento e i criteri per l’abilitazione dei soggetti pubblici o privati del cui supporto posso avvalersi l’INAIL, il quale effettua la prima verifica, e le ASL, per le verifiche successive, sono le disposizioni che il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha fornito con il decreto 11 aprile 2011.


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